19 Febbraio 2026
19 Febbraio 2026

Zone 30, piste ciclabili e città sostenibili: come il Codice della Strada favorisce l’ecomobilità

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Zone 30, piste ciclabili e città sostenibili: come il Codice della Strada favorisce l’ecomobilità

Negli ultimi anni il concetto di ecomobilità è passato da scelta alternativa a necessità strutturale per le città italiane. Ridurre le emissioni, migliorare la qualità dell’aria, diminuire il traffico e aumentare la sicurezza stradale sono obiettivi che trovano oggi un alleato decisivo nella normativa. Il Codice della Strada, infatti, non disciplina soltanto la circolazione dei veicoli, ma rappresenta uno strumento concreto di trasformazione urbana.

Tra Zone 30, corsie ciclabili, strade scolastiche e nuove regole per la micromobilità, la legge sta progressivamente accompagnando la transizione verso città più vivibili.

Zone 30: meno velocità, più sicurezza

Le cosiddette “Zone 30” sono aree urbane in cui il limite massimo di velocità è fissato a 30 km/h, anziché ai tradizionali 50 km/h previsti nei centri abitati.

Il principio è semplice: abbassare la velocità significa ridurre drasticamente il rischio e la gravità degli incidenti. Numerosi studi europei dimostrano che l’impatto a 30 km/h abbassa in modo significativo la probabilità di lesioni gravi per pedoni e ciclisti rispetto a un urto a 50 km/h.

Nel quadro normativo italiano, i Comuni possono istituire Zone 30 per migliorare la sicurezza, tutelare le utenze vulnerabili e favorire la mobilità ciclabile e pedonale. Non si tratta solo di un limite numerico: spesso queste aree sono accompagnate da interventi strutturali come: rialzi pedonali, restringimenti di carreggiata, segnaletica dedicata, arredi urbani che inducono naturalmente a moderare la velocità.

L’effetto è duplice: meno incidenti e maggiore incentivo a scegliere mezzi sostenibili per gli spostamenti quotidiani.

Piste e corsie ciclabili: cosa prevede la normativa

Il Codice della Strada disciplina in modo preciso le infrastrutture dedicate alle biciclette, distinguendo tra:

Pista ciclabile: sede riservata esclusivamente alla circolazione delle biciclette, separata fisicamente o delimitata rispetto alla carreggiata.

Corsia ciclabile: parte della carreggiata delimitata da segnaletica orizzontale, destinata prioritariamente alle biciclette.

Negli ultimi anni le modifiche normative hanno rafforzato il ruolo della mobilità ciclabile nelle città, introducendo strumenti come:

  • la “corsia ciclabile per doppio senso ciclabile” nelle strade a senso unico per le auto;
  • la “casa avanzata”, uno spazio riservato alle biciclette davanti alla linea di arresto ai semafori;
  • la possibilità per i Comuni di realizzare corsie ciclabili anche senza separazione fisica permanente.

Queste innovazioni mirano a rendere più sicuri gli spostamenti in bicicletta, riducendo l’interferenza con il traffico motorizzato e promuovendo un cambio culturale nella condivisione della strada.

Strade scolastiche: sicurezza davanti alle scuole

Un altro strumento rilevante è rappresentato dalle “strade scolastiche”: aree urbane in prossimità degli istituti in cui, in determinati orari, viene limitata o vietata la circolazione dei veicoli a motore.

L’obiettivo è duplice:

  1. aumentare la sicurezza di bambini e ragazzi negli orari di ingresso e uscita;
  2. ridurre traffico e inquinamento nelle zone più sensibili.

Anche in questo caso il Codice della Strada consente agli enti locali di adottare provvedimenti specifici per tutelare le categorie più vulnerabili della strada, in coerenza con una visione moderna della mobilità urbana.

Micromobilità e nuove regole

La crescita di monopattini elettrici, biciclette a pedalata assistita e altri dispositivi di micromobilità ha imposto un aggiornamento delle norme. Le regole riguardano:

  • limiti di velocità;
  • obblighi di equipaggiamento (come luci e dispositivi riflettenti);
  • ambiti di circolazione consentiti;
  • divieti sui marciapiedi, salvo specifiche eccezioni.

L’inserimento della micromobilità nel quadro normativo nazionale è un passaggio chiave: riconosce questi mezzi come parte integrante del sistema di trasporto urbano, non più fenomeni marginali ma componenti strutturali della mobilità sostenibile.

Ecomobilità e qualità della vita

Ridurre la velocità, ampliare gli spazi per biciclette e pedoni, regolamentare i nuovi mezzi elettrici non significa penalizzare l’automobilista, ma riequilibrare lo spazio pubblico.

Le città che investono in Zone 30 e infrastrutture ciclabili registrano generalmente:

  • diminuzione degli incidenti;
  • riduzione del traffico di attraversamento;
  • miglioramento della qualità dell’aria;
  • incremento dell’uso di mezzi non inquinanti.
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