Resta in vigore la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per l’uomo di Salerno accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di una bambina di 7 anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa dell’indagato, confermando quanto già disposto dal Tribunale del Riesame in merito ai fatti avvenuti nell’estate del 2025.
La decisione della Suprema Corte
I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive che puntavano a scardinare il quadro indiziario. I legali dell’uomo avevano contestato l’assenza di “gravi indizi di colpevolezza” e l’inesistenza del pericolo di recidiva, sottolineando inoltre come la perquisizione domiciliare non avesse portato al rinvenimento di materiale pedopornografico. La Cassazione, tuttavia, ha confermato l’impianto accusatorio, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.
L’origine dell’inchiesta e le testimonianze
L’indagine è scattata a seguito della denuncia presentata dal padre biologico della minore. La bambina si era confidata con le zie, riferendo di palpeggiamenti e abusi subiti tra giugno e agosto 2025, periodi in cui la madre la lasciava in custodia al compagno per motivi di lavoro.
Secondo quanto emerso dall’incidente probatorio il racconto della piccola è stato giudicato dagli inquirenti come “lineare, trasparente e privo di condizionamenti esterni”. La bambina ha confermato le violenze, riferendo che l’uomo le intimava di mantenere il segreto. L’uomo, arrestato il 24 settembre 2025, ha respinto ogni addebito, sostenendo che la minore sia stata manipolata dal padre per motivi di astio personale. La donna ha dichiarato di non essersi mai accorta di comportamenti anomali, confermando però di aver affidato la figlia all’uomo durante i mesi estivi. Nonostante la fine della convivenza, la relazione sentimentale tra i due non si sarebbe interrotta.
Resta ai domiciliari
Nonostante il tentativo della difesa di far leva sulle dichiarazioni della madre e sull’assenza di file illeciti nei dispositivi dell’imputato, la solidità della testimonianza della vittima, raccolta in sede protetta, ha costituito l’elemento cardine per il mantenimento della misura restrittiva. L’indagato resta dunque ai domiciliari in attesa delle successive fasi del giudizio.




