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4 Marzo 2026
4 Marzo 2026

Blitz della Finanza, confisca da 200 milioni: beni anche nel Cilento

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Blitz della Finanza, confisca da 200 milioni: beni anche nel Cilento

Un colpo senza precedenti al traffico illecito di rifiuti e alla criminalità ambientale: la Guardia di Finanza di Napoli, tramite il G.I.C.O., ha eseguito un decreto di confisca definitiva per un patrimonio di oltre 204 milioni di euro. Appartengono ai fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra al centro dello scandalo della ‘Terra dei Fuochi’, e tra i beni colpiti figurano anche importanti immobili situati ad Agropoli, simboleggiando l’ampiezza delle ramificazioni di questo impero illecito. Questo atto segna la conclusione di un lungo e complesso percorso giudiziario, restituendo alla collettività risorse accumulate illecitamente.

Un impero costruito sull’illegalità: i fratelli pellini e la ‘terra dei fuochi’

La vicenda dei fratelli Pellini è emblematica della profonda ferita inferta al territorio campano, in particolare all’area tristemente nota come la “Terra dei Fuochi”. Operativi nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali, gli imprenditori di Acerra sono stati riconosciuti colpevoli di disastro doloso continuato. Le indagini della Guardia di Finanza hanno rivelato una marcata sproporzione tra i loro beni posseduti e i redditi dichiarati, dimostrando come una parte significativa delle loro immense ricchezze fosse frutto proprio del traffico illecito di rifiuti. Un’attività che ha avvelenato suoli e acque, compromettendo la salute pubblica e l’ambiente per decenni.

La presenza di beni ad Agropoli, nel cuore del Cilento, evidenzia la capillare estensione degli interessi economici del gruppo Pellini. Sebbene lontana dal nucleo originario della “Terra dei Fuochi”, la disponibilità di immobili in una località costiera così rinomata sottolinea la capacità degli imprenditori di investire i proventi delle loro attività illecite in contesti diversificati e di pregio, lasciando un’ombra anche su territori apparentemente incontaminati.

L’odissea giudiziaria: tra sentenze e annullamenti

Il percorso legale che ha portato a questa confisca definitiva è stato lungo e tortuoso, iniziato nel 2017 con il primo sequestro di prevenzione. Una prima confisca era stata disposta nel 2019 e successivamente confermata in appello nel 2023. Tuttavia, la tenacia degli avvocati difensori aveva portato la Corte di Cassazione, nell’aprile del 2024, ad annullare il provvedimento per vizi di carattere formale, disponendo la temporanea restituzione dei beni agli imprenditori.

Ma la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli non si è arresa. Ritenendo ancora validi i presupposti per l’applicazione delle misure di prevenzione – ovvero la perdurante pericolosità qualificata dei soggetti e la persistente sproporzione patrimoniale – ha richiesto e ottenuto una nuova e approfondita ricognizione patrimoniale. Questa indagine è stata estesa anche ai nuclei familiari dei fratelli Pellini, a dimostrazione della determinazione delle autorità a chiudere il cerchio su questa complessa vicenda.

La confisca definitiva: un segnale inequivocabile per la terra dei fuochi

Le nuove investigazioni hanno condotto, nel maggio 2024, a un ulteriore sequestro dei beni da parte della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli. E finalmente, con un decreto depositato il 19 febbraio e dopo l’istruttoria camerale, il Tribunale ha disposto la confisca definitiva. Il provvedimento non lascia spazio a dubbi: ribadisce la perdurante pericolosità qualificata dei tre fratelli, la strutturale e significativa sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi leciti dichiarati, e l’inidoneità delle giustificazioni difensive a dimostrare, in modo plausibile e riscontrabile, la provenienza delle risorse impiegate.

Questo storico provvedimento, sebbene suscettibile di impugnazione, interessa un vastissimo assortimento di beni distribuiti su diverse province, non solo in Campania, ma anche nel Lazio e in Calabria, tra cui, con particolare rilevanza locale per il salernitano, gli immobili di Agropoli.

  • 8 compendi aziendali, con sedi nelle province di Napoli, Frosinone e Roma;
  • 224 immobili, dislocati tra le province di Napoli, Salerno (inclusi quelli ad Agropoli), Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone;
  • 75 terreni;
  • 70 rapporti finanziari;
  • 72 autoveicoli;
  • 3 imbarcazioni;
  • 2 elicotteri.

Il valore complessivo di questi beni, sottratti per sempre alle mani criminali, ammonta a 204.914.706 euro, rappresentando una significativa vittoria per la legalità e un passo concreto verso la bonifica, non solo fisica ma anche morale, dei territori martoriati.

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