Un noto complesso alberghiero situato in località Viggiano, nel comune di Rofrano, è al centro di una controversia legale e documentale che rischia di portare a una svendita della struttura. L’hotel è in asta da anni e, dopo dieci tentativi andati deserti, il prezzo per la prossima vendita, fissata al 26 maggio 2026, sarebbe stato ridotto al 10% del valore base.
Secondo quanto riportato nell’Avviso di Vendita del Tribunale di Vallo della Lucania, il cuore tecnologico della struttura – impianto di depurazione, condotta fognaria e piscina – ricadrebbe su una particella limitrofa oggi intestata a soggetti terzi, estranei al pignoramento. Di fatto, l’hotel verrebbe venduto privo dei servizi essenziali per l’agibilità e il funzionamento.
La società proprietaria della struttura segnala un contrasto documentale rilevante: un atto notarile del 5 novembre 1984 attesterebbe l’acquisto della particella, mentre operazioni catastali e atti di donazione tra il 2024 e il 2025 avrebbero separato la particella dal corpo principale dell’hotel, finendo in mano a privati proprio mentre la struttura era pignorata.
Tra i creditori della procedura figura anche l’Agenzia delle Entrate, per cui la svendita dell’hotel a un prezzo irrisorio potrebbe comportare un danno erariale.
La proprietà ha già sollecitato le autorità competenti affinché chiariscano la titolarità della particella e ha chiesto la sospensione della vendita “per tutelare l’integrità del patrimonio e i diritti dei creditori”.
Restano aperti interrogativi sulle procedure: come è possibile che impianti autorizzati dal Comune e indispensabili per la struttura ricettiva finiscano su suolo altrui nonostante i titoli di acquisto del 1984, e perché si procede all’asta senza chiarire preventivamente la titolarità delle aree vitali per il bene?











