I disturbi del comportamento alimentare non riguardano più soltanto le ragazze e colpiscono bambini e adolescenti in età sempre più precoce. In Italia oltre tre milioni di persone convivono con anoressia, bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata, pari a circa il 5-6% della popolazione. Un fenomeno che coinvolge sempre più i minori: secondo la Società Italiana di Pediatria circa il 30% dei casi riguarda ragazzi e ragazze sotto i 14 anni.
Il tema torna al centro dell’attenzione in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, che si celebra ogni 15 marzo per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Disturbi alimentari anche nei maschi
Se le ragazze rappresentano ancora la maggioranza dei pazienti, negli ultimi anni cresce l’evidenza clinica anche tra i ragazzi, soprattutto nella fascia tra i 12 e i 17 anni. Secondo gli esperti, però, nei maschi i disturbi possono manifestarsi con modalità diverse e per questo essere riconosciuti più tardi.
«Per molto tempo i criteri diagnostici e l’immaginario collettivo hanno identificato i disturbi alimentari come un problema “da ragazze”», spiega la pediatra Elena Inzaghi, responsabile del gruppo di studio sulla medicina di genere in pediatria della SIP. «Questo ha reso più difficile individuarli nei maschi, dove i sintomi possono essere diversi e dove spesso c’è anche una minore consapevolezza del problema».
Nell’anoressia nervosa il rapporto tra maschi e femmine può variare da circa 1 a 3 fino a 1 a 12, mentre nella bulimia nervosa e nel binge eating la distanza tra i generi è meno marcata.
Sintomi diversi e diagnosi più tardiva
Uno degli aspetti che rende più difficile riconoscere il problema nei ragazzi è la diversa presentazione dei sintomi. Non sempre emerge la classica paura di ingrassare. Più spesso si manifestano segnali come attenzione ossessiva alla massa muscolare, allenamenti intensivi, uso frequente di integratori o diete rigide per “definire” il corpo.
Se si cercano solo i segnali tradizionali – come la restrizione calorica evidente o il timore di prendere peso – il rischio è quindi di non riconoscere il disturbo in tempo.
Uno studio condotto presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù su oltre 500 pazienti pediatrici con anoressia ha evidenziato che nei maschi l’età media di esordio è più bassa rispetto alle femmine e che al momento del ricovero i parametri clinici risultano spesso più gravi.
Un fenomeno legato anche ai cambiamenti sociali
Secondo lo psichiatra e psicoanalista Leonardo Mendolicchio, direttore del Centro per i disturbi alimentari dell’Istituto Auxologico Italiano, l’aumento dei casi è strettamente legato alle fragilità della società contemporanea.
«I disturbi alimentari si inseriscono nel tema più ampio della salute mentale degli adolescenti», spiega l’esperto. «Viviamo in una società fortemente centrata sull’immagine e sulla performance estetica. I social media e le app permettono di costruire un’immagine ideale di sé che diventa poi un modello irraggiungibile da inseguire».
Questo fenomeno contribuisce anche all’abbassamento dell’età di esordio: secondo i pediatri, oggi i primi segnali possono comparire già tra gli 8 e i 9 anni.
L’effetto pandemia
Un’accelerazione significativa si è registrata anche dopo la pandemia di Covid-19. Le diagnosi di disturbi alimentari sono aumentate tra il 30 e il 40% rispetto al periodo precedente.
Il primo lockdown ha portato a un aumento di ansia e isolamento sociale, spesso accompagnato da episodi di alimentazione compulsiva. Nel periodo successivo, invece, la reazione a questi cambiamenti si è tradotta in digiuni, restrizioni alimentari e attività fisica compulsiva.
I segnali da non sottovalutare
Secondo gli esperti, tra i campanelli d’allarme più comuni ci sono:
- saltare frequentemente i pasti o seguire diete molto restrittive;
- controllare ossessivamente calorie e peso;
- fare esercizio fisico eccessivo;
- episodi di abbuffata seguiti da sensi di colpa;
- vomito autoindotto o uso improprio di lassativi;
- isolamento sociale, ansia o depressione.
Quando questi comportamenti emergono, il primo passo è parlarne con il pediatra o con il medico di base per avviare una valutazione specialistica.
Superare gli stereotipi per intervenire prima
Per il presidente della Società Italiana di Pediatria, Rino Agostiniani, è fondamentale superare gli stereotipi che hanno accompagnato per anni queste patologie.
«Se continuiamo a pensare ai disturbi alimentari come a un problema solo delle ragazze rischiamo di non riconoscerli nei ragazzi», sottolinea. «Pediatri, genitori e insegnanti devono imparare a intercettare anche segnali meno tipici, come l’ossessione per la massa muscolare o l’eccesso di esercizio fisico».
La diagnosi precoce resta infatti il fattore più importante per migliorare l’evoluzione della malattia.
Un’emergenza ancora sottovalutata
Nonostante la crescente diffusione dei disturbi alimentari, gli specialisti segnalano che i centri di cura dedicati sono ancora insufficienti rispetto alla domanda e molte famiglie si trovano ad affrontare il problema quasi da sole.
La Giornata del Fiocchetto Lilla diventa quindi un’occasione non solo per informare, ma anche per ricordare che la prevenzione e l’assistenza richiedono maggiore attenzione da parte delle istituzioni.
Per gli esperti la strada è chiara: osservare, intervenire e chiedere aiuto il prima possibile. Solo così è possibile intercettare le fragilità degli adolescenti e trasformarle in un percorso di cura e crescita.











