Conosciuto come uno dei grandi cantautori italiani, Gino Paoli ha avuto anche un’esperienza politica significativa, sedendo tra i banchi di Montecitorio come deputato del Partito Comunista Italiano dal 1987 al 1992. Durante quegli anni, la musica non abbandonò mai Paoli: accanto a lui si trovavano figure come Luigi Pintor, con il quale spesso dialogava di jazz e canzoni, e Stefano Rodotà, con cui condivideva riflessioni su cultura e diritti civili.
In Parlamento, Gino Paoli cercò di coniugare la sua esperienza artistica con l’impegno civico, presentando proposte volte a tutelare i diritti degli autori, promuovere l’educazione musicale nelle scuole e diffondere la musica nelle carceri minorili. Nonostante l’entusiasmo e la passione con cui portava avanti queste iniziative, le sue proposte non riuscirono a trovare l’appoggio necessario e non furono approvate. Lo riporta in un articolo TGcom24
Nel 1988 firmò una proposta di legge sulla valorizzazione della musica leggera italiana. L’anno successivo il focus si spostò sui giovani: Paoli propose incentivi per attività artistiche e culturali, con investimenti pubblici e spazi gestiti da under 30. Nel 1991 arrivò una terza proposta: costruire strutture per concerti e spettacoli nei comuni più grandi, con l’obiettivo di sostenere la musica dal vivo e creare luoghi adeguati per la cultura popolare. Anche in questo caso, però, i progetti non superarono la prima lettura parlamentare.
L’artista parlerà della politica come di “un errore”, spiegando: “Non sono adatto perché vuole il compromesso, la mediazione, invece io sono uno molto diretto. Non riuscii a fare niente, ma ho imparato tanto”.
L’esperienza parlamentare di Gino Paoli resta un episodio particolare nella storia dei cantautori italiani, testimonianza di un artista che ha provato a portare la musica e la sensibilità culturale nei corridoi del potere, anche se i risultati legislativi furono limitati.
Fonte foto https://www.laregione.ch/culture/musica/1913423/anni-paoli-canzone-autore-gino











