Concluse le indagini sullo sfruttamento della manodopera nella piana del sele
Le indagini condotte nel comune di Campagna, situato nella Piana del Sele, hanno portato alla luce un articolato sistema di sfruttamento della manodopera straniera. Al termine delle attività investigative, il pubblico ministero Stefania Faiella ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Diversi individui sono ora accusati, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, delineando un quadro complesso di pratiche illegali nel settore agricolo.
Il ruolo chiave di un impiegato del centro di accoglienza
Al centro dell’inchiesta figura un impiegato che svolgeva la mansione di cuoco presso il centro di accoglienza denominato “Hotel Mary”. Identificato come Mosic, l’uomo è ritenuto dagli inquirenti il principale organizzatore del meccanismo di reclutamento. La sua attività consisteva nel selezionare richiedenti asilo, indirizzandoli specificamente verso il lavoro agricolo, con un focus particolare sulla raccolta delle olive, un’attività stagionale ma intensa che richiede un elevato numero di braccianti.
Una rete di collaboratori per il reclutamento e il trasporto
Per portare a termine il suo disegno di sfruttamento, Mosic si avvaleva della collaborazione di più soggetti. Questa rete era essenziale per reperire un numero sufficiente di lavoratori e per garantirne il trasporto verso le aziende agricole situate nella zona. L’indagine, riportata anche da fonti giornalistiche locali come La Città, ha evidenziato come il sistema fosse ben strutturato, coinvolgendo diverse figure in ruoli di supporto al reclutamento illegale.
Condizioni degradanti e accuse ai proprietari terrieri
Le risultanze investigative non si sono limitate a individuare i responsabili del reclutamento. L’inchiesta ha esteso le accuse anche ai proprietari degli uliveti, ritenuti colpevoli di aver impiegato manodopera reclutata attraverso questo sistema illecito. Un aspetto particolarmente grave emerso dalle indagini riguarda le condizioni di trasporto dei lavoratori. In numerosi casi, i braccianti venivano trasferiti in circostanze considerate degradanti, spesso costretti a viaggiare nei bagagliai delle auto o sui cassoni dei veicoli, esponendoli alle rigide temperature invernali tipiche della stagione di raccolta delle olive. Questa pratica sottolinea la totale indifferenza per la dignità e la sicurezza dei lavoratori coinvolti, evidenziando la gravità dello sfruttamento perpetrato.












