Federcepicostruzioni richiama l’urgenza di una svolta concreta nel settore delle costruzioni. «Non possiamo accompagnare questa Giornata, anche quest’anno, soltanto con l’ennesimo bollettino di vittime – commenta il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi – La sicurezza va resa quotidiana, reale, verificabile».
La Giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro non può ridursi a una ricorrenza simbolica o a un rituale di circostanza. Nata per richiamare governi, imprese e lavoratori alla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, questa giornata impone ogni anno una domanda semplice quanto scomoda: quanto si è fatto davvero, e quanto ancora resta da fare, perché lavorare non significhi rischiare la vita?
Nel settore delle costruzioni, questa riflessione è ancora più urgente. Il cantiere resta uno dei luoghi di lavoro più esposti al pericolo, e i dati più recenti confermano che il tema della sicurezza continua a rappresentare una priorità non rinviabile.
Secondo il quadro provvisorio INAIL relativo al 2025, le denunce complessive di infortunio sono state 597.710, in aumento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Nel comparto delle costruzioni, l’andamento resta particolarmente preoccupante, anche alla luce dell’aumento già segnalato da Federcepicostruzioni sulle rilevazioni più recenti disponibili per il settore.
Ancora più grave il dato relativo agli eventi mortali. Nei primi undici mesi del 2025 le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1.010, in crescita dell’1%. E nell’edilizia le cadute dall’alto o in profondità continuano a rappresentare la principale causa di morte, con un’incidenza del 58,3% degli incidenti mortali censiti nel Rapporto Inail-Regioni 2025.
A rendere il quadro ancora più pesante sono anche le malattie professionali. Nel solo settore delle costruzioni, le denunce hanno raggiunto quota 16.766, a conferma di un rischio che non si esaurisce nell’incidente immediato ma accompagna nel tempo la salute dei lavoratori.
Sul piano territoriale, il fenomeno conferma una diffusione ampia e trasversale, con dinamiche che cambiano da area ad area ma restituiscono ovunque la necessità di rafforzare la prevenzione. Nel 2025, secondo il quadro provvisorio INAIL, il Centro e le Isole hanno registrato un aumento delle denunce di infortunio vicino al 3%, mentre il Nord-Ovest ha segnato un calo dell’1,4%, con Nord-Est e Sud sostanzialmente stabili. Tra le regioni spicca l’incremento del Lazio (+11,7%), seguito dalla Provincia autonoma di Bolzano (+6,6%) e dalla Sicilia (+4,2%).
Particolare attenzione merita la Campania, dove il quadro resta motivo di forte allarme. Se sul totale delle denunce il Sud appare complessivamente stabile, la regione segnala uno degli aumenti più marcati degli infortuni in itinere, pari al +14,2% rispetto al 2024, un dato che la colloca tra i peggiori incrementi territoriali del Paese. Sempre nel 2025, la Campania risulta inoltre tra le regioni con il maggior numero di vittime complessive sul lavoro, insieme a Lombardia, Veneto, Sicilia, Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio.
Ancora più significativo è il dato di incidenza: a fine 2025 la Campania rientra tra le regioni in “zona rossa”, con un’incidenza dei morti sul lavoro superiore di oltre il 25% rispetto alla media nazionale, fissata in 33,3 decessi per milione di lavoratori. È un indicatore che segnala non solo la gravità numerica del fenomeno, ma anche una vulnerabilità strutturale del tessuto produttivo e organizzativo, che nell’edilizia trova una delle sue manifestazioni più critiche.
«Il dato della Campania ci impone una riflessione ancora più severa», osserva ancora il presidente Lombardi. «Quando una regione si colloca tra quelle con più vittime e con un’incidenza superiore alla media nazionale, non basta indignarsi: bisogna intervenire su organizzazione del lavoro, controlli, formazione, qualificazione delle imprese e tecnologie di prevenzione, soprattutto nei cantieri, dove il rischio continua a essere altissimo».
«Il 28 aprile deve essere prima di tutto un momento di verità – aggiunge ancora – Non possiamo permetterci che questa giornata si trasformi, ancora una volta, in una commemorazione seguita dall’oblio. Ogni dato ci dice che la sicurezza sul lavoro, soprattutto nei cantieri, ha bisogno di un cambio di passo profondo, serio, immediato».
Secondo Federcepicostruzioni, non bastano più né gli appelli generici né gli adempimenti solo formali. La sicurezza va affrontata come una leva strutturale di qualità del lavoro, organizzazione del cantiere e competitività del sistema produttivo. Prevenire significa intervenire prima dell’incidente, con strumenti moderni, controlli efficaci, formazione continua e responsabilità chiare lungo tutta la filiera.
Tra le soluzioni ritenute prioritarie vi sono il controllo digitale degli accessi e delle attività di cantiere, l’impiego di sensori e dispositivi intelligenti per segnalare cadute, anomalie o prossimità a situazioni di pericolo, il monitoraggio in tempo reale di attrezzature e procedure, e percorsi formativi più efficaci, periodici e verificabili. La stessa attenzione europea verso intelligenza artificiale e digitalizzazione nella salute e sicurezza sul lavoro conferma che l’innovazione può diventare un alleato decisivo della prevenzione.
«La sicurezza non può essere una pratica da archiviare o una firma in calce a un documento – osserva Lombardi. – Deve essere presenza quotidiana in cantiere, organizzazione rigorosa, formazione vera, tecnologie accessibili, controlli puntuali. E deve riguardare tutti, non soltanto le grandi imprese, perché il tessuto dell’edilizia italiana è fatto in larga parte di piccole e medie aziende che vanno messe nelle condizioni di investire davvero nella prevenzione».
Federcepicostruzioni richiama inoltre la necessità di rafforzare la qualificazione delle imprese, rendere più trasparente la catena dei subappalti e introdurre meccanismi premiali per chi investe seriamente nella tutela dei lavoratori. In quest’ottica, la sicurezza deve essere considerata non come un costo accessorio, ma come un elemento essenziale della qualità del lavoro e della tenuta dell’intero comparto.
«Ogni incidente evitabile è una sconfitta collettiva – conclude Lombardi – per questo servono meno inerzia, meno retorica e più azioni concrete. Il lavoro deve tornare a essere un luogo di dignità, non di paura. E il cantiere, da spazio ad alto rischio per definizione, deve diventare il banco di prova di una nuova cultura della prevenzione».
Federcepicostruzioni ricorda infine che, anche sul piano contrattuale ed in particolare nel CCNL sottoscritto dalla Federazione, il tema della sicurezza resta centrale, con un’impostazione che valorizza prevenzione, aggiornamento continuo, innovazione e strumenti più efficaci di gestione del rischio, compreso il supporto delle nuove tecnologie.












