È il momento delle grandi notti. La Salernitana si prepara alla semifinale d’andata dei playoff contro l’Union Brescia: appuntamento stasera sera alle ore 21 allo stadio Arechi, mentre il ritorno è fissato per mercoledì 27 al Rigamonti (ore 20). Una doppia sfida che vale una stagione intera, con in palio l’accesso alla finale per la promozione.
La vigilia, però, è già caldissima. A parlare è Serse Cosmi, tecnico granata, costretto a seguire la gara dagli spalti dopo la squalifica inflitta dal giudice sportivo.
Cosmi: “Contano solo le due partite”
“Arrivati a questo punto, è inutile badare ai numeri o disquisire su punti deboli e forti degli avversari: le quattro semifinaliste hanno desiderio di centrare un obiettivo che non è vicinissimo ma si è comunque avvicinato. Contano i numeri delle due partite che affronteremo”
Cosmi fotografa così una semifinale che si preannuncia equilibrata e ad altissima intensità, dove la gestione dei dettagli potrebbe fare la differenza più delle statistiche stagionali.
L’allenatore granata non nasconde l’amarezza per la sua assenza in panchina:
“Più passano le ore e più sono dispiaciuto. — commenta — Oltre a ritenere ingiusto il cartellino giallo subito a Ravenna, mi sembra assurdo che l’allenatore venga equiparato ai calciatori con la squalifica dopo le due ammonizioni. Teoricamente l’allenatore, che deve pur sempre mantenere correttezza ed equilibrio, ha un ruolo diverso. A fine gara non ero completamente felice: sapevo quello che mi sarei perso, stare in campo all’Arechi in partite del genere è un’esperienza che auguro ad ogni allenatore”.
Una presenza “a distanza”, dunque, con Giuseppe Scurto chiamato a guidare la squadra dalla panchina.
“Non lo considero un sostituto, è in grado di fare scelte durante le partite senza tanti suggerimenti. Anzi, forse i calciatori avranno un piccolo vantaggio ad avere lui e non un rompiscatole come me! Certo, non mi era mai capitato di star fuori in partite importantissime. Subirlo a Salerno e sentendo che aumenta man mano il numero dei biglietti venduti, mi dà tanta frustrazione. Se si prevedono 25mila persone, allora facciamo 25mila e uno. Non sono pagante ma pur sempre tifoso”
Una battuta che restituisce la tensione emotiva di una vigilia vissuta con partecipazione totale, nonostante l’assenza fisica in campo.
Sul piano tecnico e mentale, Cosmi inquadra così la sfida:
“Temere un avversario, nel giusto modo, non è un limite ma una forma di rispetto. Noi ne abbiamo tantissimo per squadra, società e piazza di Brescia, però serbiamo dentro di noi tanti motivi per credere di potercela fare. L’identico pensiero ce l’ha il Brescia. Si va inevitabilmente a parlare di cose logiche: ognuna delle due squadre ha consapevolezza di poter superare il turno e rispetta molto il proprio avversario, cosa che a volte determina qualcosa in più e non in meno”.
Un confronto, dunque, che si gioca anche sul piano psicologico oltre che tattico.
Sulla tenuta della squadra dopo il lungo percorso playoff, Cosmi rassicura:
“Da ormai 20 giorni non riposiamo. Anche quando chi ha giocato il giorno prima fa soltanto un lavoro di scarico, non c’è mai stata realmente sosta. Sotto questo punto di vista, devo dire che gli allenamenti sono sorprendenti, il gruppo si esprime sempre a un buon livello. Chi sta giocando meno ha talmente tanta voglia di essere protagonista che in allenamento dà tantissimo, mentre chi ha fatto più minuti finora vuol mantenere il posto. Tutto ciò è positivo, vedo spingere tutti dalla stessa parte. Tutti hanno capito che chiunque può essere realmente protagonista, anche se ha avuto poco spazio. Adesso non guardo tanto l’aspetto fisico, bensì quello mentale. Mi sembra che non ci siano grandi differenze rispetto ad altri pre-partita. Tuttavia, è normale che la tensione aumenti leggermente. Non si può essere ipocriti e dire che siamo sereni: la serenità c’è ma è molto particolare, perché più vai avanti e più capisci l’importanza del risultato e cosa potrebbe significare raggiungere l’obiettivo”.
Buone notizie sul fronte rosa: l’intera squadra è a disposizione, compreso Inglese, tornato al gol e protagonista di un momento di rinascita personale e sportiva.
“È stata una liberazione per lui e per un gruppo che credeva e crede tantissimo in questo ragazzo. Ha passato veramente dei momenti non felici che vanno oltre il classico infortunio. Ha avuto un problema particolare e ha saputo reagire, si è allenato lungamente e nella maniera giusta. Non è al top ma abbiamo avuto dimostrazione che può essere decisivo anche se scende leggermente al di sotto del 100%. Era il capitano, la squadra ha ritrovato un leader al quale sono tutti molto affezionati ed è oggettivamente anche forte”
“Voglio nutrirmi di tutta la passione e l’entusiasmo che c’è. Quando cammino per la città non c’è una persona che non si avvicini. Un paio di mesi fa in modo più sommesso, ora in maniera più eclatante, ognuno chiede quello che tutti sappiamo. La responsabilità è enorme ma l’ho detto dal primo giorno: se devo prendermene una, meglio farlo a Salerno dove c’è tanta pressione ma anche un amore smisurato, condizione imprescindibile per sopravvivere, non vivere, in questo calcio”.
Infine, uno sguardo al passato, proprio contro la squadra avversaria:
“Ho sempre mantenuto rapporti ultra decennali con tante persone conosciute nel mio periodo lì, è una città nella quale sono stato bene e sono orgoglioso di essere stato allenatore di quella società, forse tra quelli che hanno la media punti più alta. Purtroppo non centrammo la promozione in Serie A ma ho tanti bei ricordi, tanti giovani lanciati e che poi sono diventati protagonisti come Viviano, Santacroce o Hamsik, per citarne alcuni”.












