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25 Maggio 2026
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Maxi blitz antidroga e armi tra Italia e croazia: arresti a Salerno e zagabria

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Maxi blitz antidroga e armi tra Italia e croazia: arresti a Salerno e zagabria

Una vasta operazione condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Salerno, in collaborazione con la Polizia di Stato e le forze dell’ordine croate, ha portato all’esecuzione di misure cautelari tra l’Italia e la Croazia. Il maxi blitz ha colpito un’organizzazione criminale transnazionale dedita al traffico di sostanze stupefacenti e armi, con implicazioni che spaziano dal tentato omicidio all’estorsione.

Maxi operazione tra Italia e croazia

L’indagine, coordinata dalla Dda di Salerno e supportata dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA) e da Eurojust, ha permesso di smantellare una rete criminale con ramificazioni significative. Le misure cautelari sono state eseguite nel distretto di Zagabria, in Croazia, grazie al fondamentale supporto delle forze dell’ordine locali, in particolare dell’Uskok (Ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata) croato, che ha assicurato un proficuo scambio investigativo.

Le attività investigative sono state condotte dagli Uffici investigativi della Polizia di Stato, con un ruolo preminente per il Servizio Centrale Operativo (SCO) e la Sisco di Salerno. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal GIP del Tribunale di Salerno, a conclusione di un’attività investigativa prolungata e complessa.

I reati contestati e il metodo mafioso

I soggetti coinvolti nell’operazione sono accusati a vario titolo di una pluralità di reati gravi. Tra questi figurano l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, il tentato omicidio e l’estorsione. Un’altra accusa rilevante è l’importazione nello Stato italiano di armi da guerra, unitamente al porto e alla detenzione illegale di armi. Vengono contestati anche reati di lesioni personali e violenza privata, spesso aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso, indicando la brutalità e l’intimidazione con cui l’organizzazione operava.

L’indagine ha inoltre fatto emergere il fenomeno dell’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, evidenziando come i telefonini in carcere fossero uno strumento utilizzato per mantenere i contatti e dirigere le operazioni criminali anche dalla detenzione. Un ulteriore capo d’accusa riguarda il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, delineando un quadro di attività illecite ad ampio spettro.

L’operazione congiunta sottolinea l’efficacia della collaborazione internazionale nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale, dimostrando la capacità delle autorità italiane e croate di agire in maniera coordinata per contrastare gravi fenomeni criminali che minacciano la sicurezza e la legalità in entrambi i paesi.

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