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28 Maggio 2026
28 Maggio 2026

Traffico di droga nel Cilento, la Dda ricostruisce l’asse Sarno-Palinuro del clan La Rocca

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Traffico di droga nel Cilento, la Dda ricostruisce l’asse Sarno-Palinuro del clan La Rocca

Per il clan guidato dal boss detenuto Nicola La Rocca, il mercato dell’Agro nocerino-sarnese non era più sufficiente. Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Salerno, l’organizzazione criminale aveva ormai puntato a espandere i propri interessi verso nuove piazze considerate altamente redditizie, soprattutto durante la stagione estiva, quando il consumo di sostanze stupefacenti lungo la costa cilentana aumentava sensibilmente.

Tra gli obiettivi strategici individuati dal gruppo vi era Palinuro, località balneare del comune di Centola, scelta come punto centrale per l’espansione del traffico di cocaina nel Cilento meridionale. Gli investigatori parlano di un sistema stabile e organizzato, ben lontano da episodi occasionali di spaccio: una rete strutturata che garantiva rifornimenti continui dalla base operativa di Sarno fino al litorale cilentano.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia, il referente della distribuzione nella zona era G.F., conosciuto con il soprannome di “Dodo”. Sarebbe stato lui il punto di riferimento unico per la vendita della cocaina destinata al territorio di Palinuro e delle aree limitrofe. L’organizzazione gli assicurava consegne periodiche di droga già pronta per essere immessa sul mercato, evitando così contatti diretti con altri canali di approvvigionamento.

Le indagini hanno documentato spedizioni quasi settimanali di cocaina purissima. I carichi, provenienti dai circuiti internazionali e albanesi collegati al clan sarnese, arrivavano nel Cilento in quantitativi standard di circa 200 grammi per volta. Ogni consegna avrebbe prodotto introiti compresi tra i 9mila e i 9.700 euro, somme che venivano poi reinvestite per finanziare le successive forniture.

Dietro il sistema logistico vi sarebbe stato Antonio D’Angelo, detto “Maradona”, ritenuto uno dei dirigenti dell’organizzazione. Prima del trasporto, la droga veniva custodita e confezionata in abitazioni sicure situate a Sarno. In questa fase, un ruolo importante sarebbe stato svolto da Laura Monteleone, compagna di D’Angelo, insieme al fratello Gaetano Monteleone, incaricati – secondo gli inquirenti – della custodia e preparazione dei panetti sigillati.

Per il trasferimento della sostanza stupefacente lungo la Statale 18 Cilentana, il gruppo si sarebbe affidato a corrieri ritenuti affidabili e difficili da individuare. Tra questi compare Antonio Corrado, soprannominato “Giuvino”, che avrebbe effettuato numerosi viaggi tra Sarno e Palinuro trasportando la droga fino al terminale locale rappresentato da Fedullo.

Le intercettazioni raccolte dagli investigatori descrivono una macchina organizzativa prudente ma estremamente efficiente. In una conversazione captata durante uno dei tragitti, emergeva la necessità di superare eventuali controlli prima dell’uscita di Agropoli per evitare posti di blocco lungo il percorso verso Palinuro.

Il sistema si sarebbe interrotto l’8 marzo 2024, quando Squadra Mobile e Guardia di Finanza hanno eseguito un blitz che ha portato all’arresto in flagranza di Gianluca Fedullo. Nel corso della perquisizione, gli agenti sequestrarono 327 grammi di cocaina purissima ancora confezionata in panetti sigillati provenienti dalla base sarnese.

Per gli investigatori quel quantitativo rappresentava un segnale chiaro dell’espansione del mercato cilentano, in vista dell’avvio della stagione turistica. L’operazione avrebbe provocato un danno economico significativo al clan di Nicola La Rocca: oltre 15mila euro di mancato profitto all’ingrosso, con guadagni al dettaglio stimati fino a quattro volte superiori.

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’inchiesta, il sequestro e l’arresto del referente locale hanno compromesso in maniera decisiva la rete di distribuzione costruita dal gruppo criminale verso il sud della provincia di Salerno, facendo emergere le vulnerabilità di una rotta che il clan riteneva ormai consolidata e sicura.

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