Se c’è un’isola che nel Golfo di Napoli ha saputo resistere alle lusinghe del turismo di massa, conservando un’identità granitica e quasi ancestrale, quella è Procida. A pochi anni dal suo storico exploit come Capitale Italiana della Cultura, la più piccola delle isole partenopee non è più un segreto per pochi iniziati, ma non ha perso un grammo della sua anima.
L’isola si presenta oggi come un laboratorio a cielo aperto di turismo sostenibile, dove la vita dei pescatori e il passaggio dei viaggiatori dialogano senza scontrarsi. Viaggiare a Procida significa muoversi a passo lento, tra profumo di limoni, salite ripide e una tavolozza di colori che toglie il fiato.
La Corricella: l’icona e il set a cielo aperto
Il biglietto da visita dell’isola è senza dubbio la Marina Corricella, il borgo marinaro risalente al XVII secolo, celebre in tutto il mondo per le sue case dagli accesi toni pastello (rosa, giallo, azzurro, verde). L’architettura è un unicum: una cascata di edifici addossati gli uni agli altri, caratterizzati dai vefì, i tipici balconi coperti da archi di derivazione araba.
Questo anfiteatro sul mare, rigorosamente pedonale, è entrato nella storia del cinema per aver ospitato le riprese de Il Postino con Massimo Troisi. Qui il tempo si è fermato: le reti dei pescatori si asciugano al sole sui moli, mentre i visitatori si godono un aperitivo o un pranzo a base di pesce freschissimo a pochi metri dalle barche ormeggiate.
Storia e mistero: la cittadella di Terra Murata
Per comprendere il passato di Procida bisogna salire fino al suo punto più alto, Terra Murata (quasi 90 metri sul livello del mare). Questa fortezza medievale, difesa da mura cinquecentesche, era il rifugio sicuro degli isolani contro le incursioni dei pirati saraceni.
Il cuore del borgo è dominato dal maestoso Palazzo D’Avalos, un complesso imponente che nel corso dei secoli è stato prima residenza signorile e poi, dal 1830 al 1988, uno dei penitenziari più duri d’Europa. Oggi l’ex carcere è visitabile su prenotazione ed offre un viaggio profondo e a tratti spettrale nella memoria sociale dell’isola. Poco distante, l’Abbazia di San Michele Arcangelo custodisce un ricco patrimonio sotterraneo, tra cui un’antica biblioteca e catacombe.
Geometrie e spiagge: la natura vulcanica
Procida è un’isola di origine vulcanica (nata dai crateri dei Campi Flegrei) e la sua morfologia si riflette nei litorali e nella sabbia scura e ferrosa.
Spiaggia del Postino (Pozzo Vecchio): Situata sul versante occidentale, racchiusa in una baia a forma di ferro di cavallo, è l’ideale per chi cerca tramonti indimenticabili.
Chiaiolella e Ciraccio: Le spiagge più lunghe dell’isola, separate da due imponenti faraglioni di tufo originati dal crollo della vecchia falesia.
Spiaggia della Chiaia: Una lunga striscia di sabbia selvaggia raggiungibile solo via mare o scendendo una scalinata di oltre 180 gradini, posizionata proprio di fronte all’isola d’Ischia.
Vivacità e sapori: Marina Grande e la cucina procidana
Chi sbarca dai traghetti o dagli aliscafi viene accolto da Marina Grande, il porto principale e centro nevralgico del commercio isolano. Qui la banchina è un susseguirsi di botteghe artigiane, bar e ristoranti storici.
La specialità da non perdere: La cucina locale è una celebrazione della terra e del mare. Il re incontrastato della tavola è il limone pane di Procida, un agrume gigante dal profumo intenso e dall’albedo (la parte bianca sotto la buccia) così dolce e spugnoso da essere mangiato in insalata con olio, sale, menta e peperoncino.
Sulla scia della tradizione dolciaria, è d’obbligo una sosta per assaggiare la Lingua di Procida, un fagotto di pasta sfoglia fragrante ripieno di crema pasticcera (tradizionale o aromatizzata al limone), perfetto da gustare caldo appena sfornato.
L’Oasi naturalistica: l’isolotto di Vivara
Collegato alla Chiaiolella tramite un sottile ponte tibetano, sorge l’isolotto di Vivara, un cratere vulcanico sommerso e oggi Riserva Naturale Statale. Incolta e selvaggia, l’isola di Vivara è un paradiso per il birdwatching e per gli amanti della botanica, ospitando specie rare della macchia mediterranea e importanti scavi archeologici di epoca micenea. L’accesso è contingentato e protetto, a testimonianza della forte vocazione alla tutela ambientale che l’isola ha deciso di darsi per il proprio futuro.












