Vent’anni di reclusione. È questa la richiesta avanzata dal pubblico ministero Licia Vivaldi nei confronti dell’ex pugile salernitano Luca Fedele, imputato per omicidio preterintenzionale nell’ambito del procedimento in corso davanti al Tribunale di Salerno con rito abbreviato.
La decisione finale spetterà ora al gup Elisabetta Setta, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta formulata dall’accusa. Nel corso della requisitoria, il pm ha invocato la pena massima prevista per il reato contestato nell’ambito del rito abbreviato, pari a 18 anni, aumentata in considerazione della recidiva specifica infraquinquennale fino a 30 anni e successivamente ridotta per effetto della scelta processuale dell’imputato, arrivando così alla richiesta conclusiva di 20 anni di carcere.
Nel suo intervento, il magistrato ha inoltre evidenziato alcuni aspetti investigativi ritenuti non del tutto approfonditi. Tra questi, il mancato ascolto di una donna che sarebbe stata presente durante i fatti e che, secondo quanto riferito dal padre dell’imputato, avrebbe tentato di allontanare Fedele mentre si trovava sopra il corpo della vittima.
L’inchiesta riguarda la morte del 35enne angrese Vincenzo Mazza, deceduto dopo essere stato colpito al volto con due pugni. L’aggressione gli provocò diverse fratture del setto nasale e, secondo le conclusioni dell’autopsia, una successiva ostruzione delle vie respiratorie causata dall’ingestione di sangue. A determinare il decesso avrebbe contribuito anche un infarto del miocardio sopraggiunto quasi immediatamente.
L’episodio risale al dicembre del 2025 ed è avvenuto nel quartiere Santa Margherita di Salerno. In un primo momento Fedele sostenne di aver sorpreso un ladro e di aver reagito al termine di una colluttazione. La ricostruzione fornita dall’imputato, tuttavia, sarebbe stata smentita dagli elementi raccolti dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile della compagnia di Salerno.
Secondo gli investigatori, infatti, vittima e imputato si conoscevano e avrebbero avuto un acceso diverbio all’interno dell’abitazione dell’ex pugile. Da quella discussione sarebbe scaturita l’aggressione risultata fatale per Mazza. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile assistiti dagli avvocati Giovanni Pentangelo, Carmela Fattorusso, Lucia Apuzzo e Giovanni Vitale.
Durante gli accertamenti eseguiti nell’abitazione, dove intervennero il 118 e i carabinieri dopo la richiesta di soccorso dello stesso Fedele, vennero rinvenuti anche degli stupefacenti. L’ipotesi investigativa è che il litigio possa essere nato proprio per questioni legate alla droga.
Al termine delle indagini, la Procura di Salerno aveva ottenuto il giudizio immediato. Successivamente, però, la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Maurizio De Feo, ha chiesto l’accesso al rito abbreviato prima dell’avvio del processo in Corte d’Assise, inizialmente previsto per il prossimo luglio. Il fascicolo è quindi tornato davanti al giudice dell’udienza preliminare. Dopo la requisitoria dell’accusa, il procedimento è stato rinviato per consentire l’arringa della difesa e la successiva decisione del gup Elisabetta Setta.












