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6 Luglio 2026
6 Luglio 2026

Educazione emotiva, solo un italiano su quattro è davvero alfabetizzato alle emozioni

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Educazione emotiva, solo un italiano su quattro è davvero alfabetizzato alle emozioni

L’educazione emotiva continua a rappresentare un punto debole per gli italiani. Solo una persona su quattro dichiara infatti di aver ricevuto un’adeguata formazione nel riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni, nonostante oltre tre quarti del campione ritengano che questo aspetto abbia influenzato profondamente il modo di costruire relazioni e affrontare la vita quotidiana.

È quanto emerge dal MINDex 2026 – Il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani, realizzato da Ipsos Doxa per Unobravo in occasione del Mese della Consapevolezza sulla Salute Mentale, che fotografa il rapporto degli italiani con le emozioni e il benessere psicologico.

L’indagine evidenzia un marcato divario tra uomini e donne. Gli uomini si percepiscono più consapevoli della propria sfera emotiva – il 40% si definisce molto consapevole – ma questa sicurezza raramente si traduce in una reale capacità di gestione: soltanto il 15% afferma di riuscire pienamente a controllare le proprie reazioni emotive. Inoltre, pur dichiarando di aver ricevuto un maggiore supporto emotivo in famiglia rispetto alle donne, restano i più riluttanti a rivolgersi a uno psicologo in caso di difficoltà: solo un uomo su tre chiederebbe aiuto senza esitazioni.

Lo studio mette in luce anche le contraddizioni della Generazione Z. Tra i giovani tra i 18 e i 29 anni prevale infatti una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni, soprattutto tra gli uomini, ma questa non si accompagna a un’effettiva capacità di gestirle. Solo un giovane uomo su dieci afferma di riuscire a riflettere prima di reagire nelle situazioni emotivamente complesse.

L’indagine rivela inoltre che l’amore e l’affetto sono le emozioni più difficili da esprimere all’interno della famiglia per circa un terzo degli italiani. Tra i ragazzi della Gen Z, invece, è la felicità a rimanere più spesso inespressa, mentre tra le giovani donne prevalgono difficoltà nel comunicare tristezza e rabbia.

Dietro queste difficoltà pesa ancora l’eredità di modelli educativi improntati al silenzio emotivo. Solo due italiani su dieci raccontano che da bambini i genitori li aiutavano a dare un nome alle emozioni, mentre per oltre la metà il tema veniva affrontato raramente, minimizzato o evitato del tutto. In un caso su dieci, parlare delle proprie emozioni veniva addirittura scoraggiato con frasi come “non esagerare”.

Il quadro, tuttavia, mostra anche segnali di cambiamento. Un genitore su due dichiara di voler educare i propri figli in modo diverso rispetto a quanto ricevuto, promuovendo un dialogo più aperto sulle emozioni. Due italiani su tre considerano infatti prioritario insegnare ai bambini a riconoscere e raccontare ciò che provano.

Sul fronte della salute mentale resta però forte il peso dello stigma sociale. Solo il 9% degli intervistati ritiene che l’argomento venga affrontato apertamente nella società, mentre tre persone su quattro lo considerano ancora un ostacolo significativo. Allo stesso tempo cresce la consapevolezza dell’importanza del supporto psicologico: il 52% degli italiani lo considera ormai uno strumento essenziale per il proprio benessere, percentuale che sale fino al 70% tra le donne della Generazione Z.

La ricerca evidenzia come l’alfabetizzazione emotiva stia assumendo un ruolo sempre più centrale non solo per il benessere individuale, ma anche per la qualità delle relazioni familiari, sociali e lavorative, confermando un cambiamento culturale ancora in corso ma sempre più evidente.

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