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16 Luglio 2026
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Caso Roggero, la Cassazione conferma la condanna: cosa prevede la legge sulla legittima difesa

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Caso Roggero, la Cassazione conferma la condanna: cosa prevede la legge sulla legittima difesa

È diventata definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per Mario Roggero, il gioielliere di Gallo di Grinzane, nel Cuneese, accusato di aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo uomo dopo una rapina avvenuta nella sua attività il 28 aprile 2021. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito.

Secondo la ricostruzione giudiziaria, dopo l’assalto al negozio Roggero uscì all’esterno e sparò contro i rapinatori mentre si stavano allontanando. Due di loro morirono, mentre il terzo rimase ferito. La tesi della legittima difesa sostenuta dall’imputato non è stata accolta dai giudici, che hanno ritenuto conclusa la situazione di pericolo nel momento della reazione armata.

Cosa dice la legge

L’articolo 52 del Codice penale stabilisce che non è punibile chi commette un fatto per la necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro un’offesa ingiusta, purché vi sia un rapporto tra il pericolo subito e la reazione adottata.

La legittima difesa richiede quindi alcuni elementi fondamentali: un’aggressione ingiusta, un pericolo attuale e la necessità di reagire per evitarlo. Se l’aggressione è terminata e non vi è più un rischio immediato, la reazione successiva può non rientrare nella causa di giustificazione prevista dalla legge.

La riforma del 2019 ha modificato la disciplina della legittima difesa nei luoghi di privata dimora e nelle attività commerciali, rafforzando la tutela di chi subisce un’aggressione in questi contesti. La norma, tuttavia, non elimina la necessità di accertare in concreto la dinamica dei fatti e la presenza dei presupposti richiesti dalla legge.

La differenza tra difendersi e reagire dopo il pericolo

Il punto centrale del caso Roggero riguarda il momento della reazione. La legge consente di difendersi da un’aggressione in corso, ma non riconosce un generale diritto a inseguire o colpire chi si sta allontanando.

È proprio questa distinzione che i giudici hanno applicato nel caso concreto: secondo la sentenza, la condotta contestata non era più collegata alla necessità di respingere un pericolo attuale.

La vicenda conferma un principio costante della giurisprudenza: la legittima difesa non viene valutata in astratto, ma sulla base delle circostanze specifiche, del comportamento delle persone coinvolte e del momento esatto in cui avviene la reazione.

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