Negli ultimi anni il fenomeno delle baby gang e della cosiddetta movida violenta ha assunto dimensioni sempre più preoccupanti, con episodi di aggressioni, rapine, risse e danneggiamenti che interessano soprattutto i centri urbani. Per rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione, il nuovo Decreto Sicurezza introduce una serie di misure volte a garantire una maggiore tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini.
Uno degli obiettivi principali del provvedimento è consentire un intervento più tempestivo nei confronti dei gruppi giovanili responsabili di comportamenti violenti o intimidatori. In quest’ottica vengono ampliati gli strumenti di prevenzione personale, con un ricorso più incisivo al Daspo urbano, che può vietare l’accesso a determinate aree cittadine o a locali pubblici ai soggetti ritenuti responsabili di episodi di violenza, anche reiterati.
Particolare attenzione è dedicata ai minori coinvolti nelle baby gang. Pur restando fermo il principio della finalità educativa del processo minorile, il decreto rafforza le possibilità di intervento preventivo da parte dell’autorità giudiziaria e delle forze di polizia, favorendo un monitoraggio più stretto delle situazioni di rischio e una maggiore collaborazione con famiglie, scuole e servizi sociali.
Il provvedimento prevede inoltre un inasprimento delle conseguenze per chi partecipa a risse, danneggiamenti, lesioni e atti di violenza commessi nei luoghi della movida, soprattutto quando tali condotte mettono in pericolo l’incolumità pubblica. Vengono valorizzati gli strumenti di videosorveglianza e le attività di controllo del territorio, con una presenza più capillare delle forze dell’ordine nelle aree considerate maggiormente esposte.
Sul piano amministrativo, i sindaci vedono rafforzati i propri poteri nella gestione delle aree interessate dalla movida, potendo adottare misure finalizzate a prevenire situazioni di degrado e a limitare gli assembramenti che degenerano in episodi di violenza.
Il Decreto Sicurezza punta quindi a coniugare prevenzione e repressione, cercando di intervenire prima che i comportamenti devianti sfocino in reati più gravi. Resta tuttavia aperto il dibattito sull’efficacia delle sole misure punitive. Numerosi esperti evidenziano infatti come il contrasto alle baby gang richieda anche investimenti in educazione, inclusione sociale, recupero della dispersione scolastica e sostegno alle famiglie, affinché la risposta dello Stato non sia esclusivamente repressiva ma anche capace di rimuovere le cause che alimentano il disagio giovanile. Solo un approccio integrato potrà offrire risultati duraturi nella lotta alla violenza minorile e alla criminalità urbana.












