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27 Luglio 2026
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Giornalista ucciso, il tunisino “fantasma”: da Lampedusa al decreto di espulsione mai eseguito

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Giornalista ucciso, il tunisino “fantasma”: da Lampedusa al decreto di espulsione mai eseguito

Era arrivato in Italia nell’estate del 2023, sbarcando a Lampedusa dopo la traversata del Mediterraneo. Tre anni più tardi Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino fermato per l’omicidio del giornalista Luigi “Luca” Esposito, è finito al centro di un’inchiesta che sta ricostruendo non soltanto le ultime ore della vittima, ma anche il percorso compiuto dall’indagato sul territorio italiano.

Dagli accertamenti effettuati dagli investigatori emerge infatti una storia fatta di spostamenti, controlli, identità dichiarate diverse e di un provvedimento di espulsione che non sarebbe mai stato eseguito. Rahmouni, nato il 9 maggio del 2000 in Tunisia, sarebbe stato identificato per la prima volta a Lampedusa il 13 agosto del 2023, dove venne sottoposto ai rilievi fotodattiloscopici dopo il suo arrivo.

Pochi mesi più tardi, il 16 ottobre dello stesso anno, un nuovo fotosegnalamento sarebbe stato effettuato dalla Questura di Savona. Successivamente il giovane avrebbe raggiunto la provincia di Salerno, dove avrebbe tentato di regolarizzare la propria posizione. Il 13 dicembre del 2024, però, la Questura di Salerno avrebbe respinto la richiesta per il rilascio del permesso di soggiorno.

Sul 26enne, secondo quanto ricostruito, gravava anche un decreto di espulsione rimasto senza esecuzione. Da quel momento Rahmouni avrebbe continuato a spostarsi cercando sistemazioni di fortuna, soprattutto all’interno di edifici abbandonati e in aree periferiche.

Il suo nome era già comparso nei controlli delle forze dell’ordine. In una circostanza sarebbe stato identificato con un’altra identità, quella di “Amed Jamal”, dopo essere stato trovato all’interno di un immobile occupato abusivamente nel territorio di Altavilla Silentina, a circa venti chilometri da Eboli. Agli agenti avrebbe dichiarato di non conoscere la lingua italiana.

Particolare che assume rilievo alla luce degli sviluppi investigativi è che uno degli ultimi controlli sarebbe avvenuto pochi giorni prima dell’omicidio. Le forze dell’ordine, dunque, conoscevano già il giovane e disponevano dei suoi rilievi identificativi.

La svolta è arrivata dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Luigi Esposito. Le indagini dei carabinieri hanno progressivamente concentrato l’attenzione sul 26enne fino al blitz nel casolare abbandonato nelle campagne di Eboli dove Rahmouni viveva in condizioni estremamente precarie. All’interno della struttura gli investigatori avrebbero recuperato anche oggetti e documenti riconducibili alla vittima.

Portato in caserma e sottoposto a un lungo interrogatorio, il tunisino avrebbe ammesso le proprie responsabilità nell’uccisione del giornalista, fornendo agli inquirenti una versione che resta ora al centro delle verifiche. Secondo quanto emerso finora, avrebbe fatto riferimento a una lite e alle insistenti attenzioni di natura sessuale che, a suo dire, avrebbe ricevuto da Esposito. Nel racconto sarebbero comparsi anche riferimenti alla propria fede musulmana e alla pratica religiosa.

Elementi che dovranno essere attentamente vagliati dagli investigatori e dall’autorità giudiziaria e che, allo stato, rappresentano la versione fornita dall’indagato e non una ricostruzione definitivamente accertata dei fatti.

L’inchiesta continua quindi su due binari: da una parte ricostruire nel dettaglio quanto accaduto nelle ore dell’omicidio e verificare il movente indicato dal 26enne; dall’altra chiarire gli spostamenti e i contatti di Rahmouni negli anni trascorsi in Italia, fino ai giorni immediatamente precedenti al delitto.

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