Risponde l’avvocato Simone Labonia, esortando sempre ad una grande attenzione sui social.
Un “mi piace” apposto sotto un contenuto pubblicato da altri può sembrare un gesto innocuo, quasi automatico. Eppure, quando il post o il link contiene affermazioni potenzialmente diffamatorie, l’interazione sui social può assumere un significato più delicato. Ma attenzione: mettere un like non significa, di per sé, commettere il reato di diffamazione.
Il tema nasce dal modo in cui i social network hanno modificato la comunicazione. Un contenuto offensivo può raggiungere rapidamente centinaia o migliaia di persone e ogni forma di interazione, dalla condivisione al commento, fino alla semplice reazione , può contribuire alla sua visibilità. Sul piano giuridico, tuttavia, è necessario distinguere le diverse condotte.
La diffamazione, prevista dall’articolo 595 del Codice penale, richiede in linea generale l’offesa alla reputazione di una persona comunicata a più persone, in assenza della persona offesa. Per stabilire eventuali responsabilità occorre quindi valutare concretamente che cosa sia stato fatto, quale contenuto sia stato veicolato e quale significato abbia assunto quella condotta.
Un conto è condividere un articolo accompagnandolo con un commento che fa proprie le accuse contenute nel testo; altro è limitarsi a una reazione, come un “mi piace”, che può avere molteplici significati e non costituisce automaticamente una nuova pubblicazione dell’offesa. Anche la semplice condivisione di un link, però, non può essere valutata in astratto: contesto, modalità della condivisione, eventuali commenti e portata del messaggio possono diventare elementi rilevanti.
Il principio fondamentale è dunque quello della valutazione caso per caso. Non basta individuare la presenza di un like per affermare automaticamente la responsabilità penale dell’utente. Occorre verificare se quella specifica condotta abbia effettivamente contribuito alla diffusione dell’offesa e se possa essere attribuita alla persona una volontà o comunque una condotta giuridicamente rilevante rispetto al contenuto diffamatorio.
La prudenza è quindi essenziale. Prima di interagire con post contenenti accuse personali, insulti o informazioni lesive della reputazione altrui, è opportuno considerare che anche un gesto apparentemente marginale può inserirsi in una più ampia dinamica di diffusione del contenuto.












