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29 Agosto 2026
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Vicenda Ranucci, la bordata di De Luca: «Pseudo-giornalismo al servizio di narcisismo»

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Vicenda Ranucci, la bordata di De Luca: «Pseudo-giornalismo al servizio di narcisismo»

«Siamo rovinati, comunque vada». Vincenzo De Luca torna a intervenire sulla vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci e lo fa allargando il campo dalla singola controversia al ruolo del giornalismo d’inchiesta in Italia. Il sindaco di Salerno, in un lungo post sui social, sostiene che il «problema non è» la vicenda personale di Ranucci, ma «la deriva che ha assunto in Italia il cosiddetto giornalismo d’inchiesta, che è tutto fuorché giornalismo».

De Luca recupera così una definizione che, sostiene, aveva utilizzato già undici anni fa: «camorrismo giornalistico». A sostegno della sua tesi pubblica anche un vecchio video nel quale criticava una puntata di Report, allora condotto da Milena Gabanelli. Secondo De Luca, già in quella stagione erano presenti quelli che considera i principali vizi del programma: la tendenza del giornalismo televisivo d’inchiesta a «sostituirsi ai pubblici ministeri», a presentarsi come depositario di «verità divine» e a «calpestare la dignità degli interlocutori».

Il ragionamento dell’ex governatore della Campania non si limita dunque a Ranucci. De Luca contesta un modello di giornalismo nel quale, a suo giudizio, la funzione di controllo sul potere viene progressivamente sostituita dalla ricerca dello scoop e dalla costruzione di una narrazione televisiva centrata sul conduttore.

Il passaggio più duro riguarda proprio il rapporto tra giornalismo, notorietà e responsabilità personale. De Luca parla di un giornalismo «malato di narcisismo», capace di «costruire carriere inventando scoop e scandali a prescindere dalla realtà dei fatti», e denuncia l’assenza, a suo dire, di una successiva assunzione di responsabilità quando un’inchiesta finisce per danneggiare una persona o una famiglia.

Una critica che De Luca accompagna però a una precisazione: non è il giornalismo d’inchiesta in sé a essere sotto accusa. Al contrario, riconosce come «sacrosanto» il compito di esercitare una funzione critica e di controllo permanente sul potere politico e sulle degenerazioni della vita pubblica. La sua contestazione riguarda piuttosto quello che definisce «pseudo-giornalismo», quando l’inchiesta diventa, nella sua lettura, uno strumento al servizio del narcisismo, dell’opportunismo e del carrierismo.

A chiudere il ragionamento è il riferimento a Piero Gobetti, indicato da De Luca come uno dei suoi «maestri». Richiamando la distinzione tra moralità e moralismo, il sindaco di Salerno sostiene che «la logica del moralismo è sempre utilitaria»: chi si presenta come depositario di verità assolute e finisce per sostituirsi ai magistrati, secondo De Luca, perseguirebbe interessi personali più che un’autentica esigenza di moralità. La conclusione è netta: «Non la moralità. Il moralismo. Che è una cosa diversa».

Il post segna quindi un nuovo capitolo nella posizione di De Luca sul rapporto fra politica e informazione. Il caso Ranucci diventa, nelle sue parole, la conferma di una critica che il sindaco sostiene di aver formulato ben prima dell’attuale controversia: quella contro un giornalismo d’inchiesta che, quando supera il confine tra controllo del potere e giudizio sulla persona, rischia di trasformarsi esso stesso in una forma di potere.

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