La fine di un’era, almeno in parte. Lionel Messi ha detto addio alla nazionale argentina. A 39 anni, dopo oltre vent’anni con la maglia dell’Albiceleste, il fuoriclasse di Rosario ha annunciato il ritiro dalla selezione. Una scelta maturata dopo la finale del Mondiale 2026 persa contro la Spagna e comunicata il 31 agosto, con parole che hanno chiuso uno dei capitoli più importanti della storia del calcio argentino.
Messi non lascia però il calcio. La sua carriera a livello di club prosegue con l’Inter Miami, ma con il suo addio alla nazionale viene meno una presenza che per gli argentini è diventata molto più di quella di un semplice calciatore.
«Gli argentini sentono di essere argentini anche attraverso Messi», è il senso del ragionamento di chi ha seguito per anni la sua parabola. Perché il rapporto tra Messi e l’Argentina è stato lungo, complesso e, alla fine, straordinario. Un legame che lo ha portato inevitabilmente a essere accostato all’altra grande icona del calcio argentino: Diego Armando Maradona.
Sono due epoche diverse, due giocatori diversi e due modi differenti di interpretare il calcio. Ma il destino ha voluto che Messi raccogliesse, almeno simbolicamente, l’eredità del Pibe de Oro. Maradona era stato il re dell’Argentina, il campione capace di trascinare una nazione alla conquista del Mondiale del 1986. Messi, dopo anni di delusioni e sconfitte, è riuscito a conquistare quello stesso trofeo nel 2022, completando una storia che sembrava per lungo tempo impossibile.
La consacrazione con la nazionale è arrivata dopo un percorso tutt’altro che semplice. Messi aveva perso la finale del Mondiale 2014 e due finali consecutive di Copa América, arrivando nel 2016 ad annunciare addirittura il ritiro dalla nazionale, salvo poi tornare sui suoi passi. Da quel momento è iniziata una nuova pagina della sua storia con l’Albiceleste: la Copa América del 2021, il Mondiale del 2022 e la Copa América del 2024 hanno trasformato definitivamente il rapporto tra Messi e il suo Paese.
E anche l’ultimo Mondiale ha avuto il sapore della leggenda. L’Argentina è arrivata nuovamente in finale nel 2026, ma ha dovuto arrendersi alla Spagna. Una sconfitta arrivata dopo una partita combattuta e che ha visto Messi profondamente commosso al termine dell’incontro. Anche il commissario tecnico Lionel Scaloni, parlando del capitano, ha invitato gli argentini a essere orgogliosi di ciò che ha fatto per la nazionale.
Il percorso di Messi, però, era iniziato molto prima della consacrazione mondiale. A 13 anni lasciò Rosario per trasferirsi in Spagna e proseguire il proprio percorso di crescita nel settore giovanile del Barcellona. Il club catalano lo accompagnò anche nel percorso medico legato alla carenza dell’ormone della crescita. È lì che quel ragazzo di piccola statura iniziò a costruire il futuro del campione che sarebbe diventato.
Nel 2000 arrivò al Barcellona e pochi anni dopo, nel 2004, fece il suo debutto ufficiale in prima squadra. Con la maglia blaugrana avrebbe scritto pagine irripetibili: 778 presenze e 672 gol, oltre a 35 trofei conquistati.
La sua straordinaria carriera è stata costruita sulla tecnica, sull’agilità, sull’intelligenza calcistica e su una capacità quasi unica di leggere il gioco. La statura contenuta, che da bambino rappresentava un problema, è diventata nel tempo una delle caratteristiche che gli hanno permesso di muoversi con rapidità e imprevedibilità tra gli avversari.
Messi ha trasformato quelle difficoltà in una forza. Con il pallone tra i piedi è diventato uno dei giocatori più dominanti della storia del calcio, conquistando otto Palloni d’Oro e stabilendo una lunga serie di record individuali.
Il paragone con Maradona, dunque, rimane inevitabile. Per molti argentini Diego resterà sempre il primo grande re del calcio nazionale, un’icona indissolubilmente legata anche alla storia del Napoli e al mito del Mondiale del 1986. Messi, però, ha costruito una propria leggenda, fino a diventare il campione capace di riportare l’Argentina sul tetto del mondo nel 2022.
Adesso, con il suo addio alla nazionale, l’Albiceleste dovrà imparare a vivere senza il suo numero 10. Un’Argentina diversa, inevitabilmente. Perché trovare un nuovo Messi sarà praticamente impossibile.
Il suo ritiro internazionale non cancella però ciò che è stato. Messi lascia la nazionale con 125 gol in 207 presenze, da miglior marcatore e giocatore con più presenze nella storia dell’Argentina.
E proprio per celebrare il suo addio, l’Associazione calcistica argentina ha disposto un omaggio speciale: nel prossimo fine settimana, tutte le partite dei campionati argentini si fermeranno al decimo minuto per un minuto di applausi dedicato al numero 10.
È il saluto di un Paese al suo campione. Messi ha lasciato una parte della nazionale, ma difficilmente lascerà il cuore degli argentini.












