Una voce senza volto, il dialetto cilentano e un incontro tra musica popolare ed elettronica. È Nishuno, il progetto musicale indipendente nato nel Cilento, che debutta oggi, 11 settembre, con il primo singolo “Cumma Tresa”, disponibile su tutte le piattaforme digitali. “Sono una voce senza volto che porta in musica storie di mare, emigrazione, identità e appartenenza”, racconta Nishuno, che sceglie di non rivelare l’identità per mettere al centro le storie di una comunità e di un territorio.
“Cumma Tresa” è un brano di denuncia e liberazione. Al centro c’è una donna che rompe le catene della violenza e ritrova sé stessa attraverso il ballo e la vita. Il testo è in dialetto cilentano, mentre il ritmo popolare si fonde con un arrangiamento elettronico contemporaneo. “Racconta una donna che trova la forza di liberarsi dalla violenza e di tornare a vivere, anche attraverso il ballo”, spiega Nishuno “È una storia di denuncia, ma soprattutto di liberazione e rinascita”.
Il nome Nishuno deriva dal termine dialettale “nisciuno”, ovvero nessuno. Una parola quotidiana della parlata cilentana che diventa manifesto del progetto: “Nishuno significa nessuno, ma proprio per questo può diventare la voce di tutti”, spiega l’artista. Il riferimento è anche al “Nessuno” con cui Ulisse si presenta a Polifemo e alla riflessione di Pirandello in “Uno, nessuno e centomila”. Ma, prima di ogni riferimento letterario, Nishuno resta una parola del Cilento.
“Non voglio essere il protagonista assoluto della scena. Voglio essere un tramite tra passato e presente, tra memoria e innovazione”, racconta Nishuno.
Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare il dialetto cilentano e raccontare attraverso la musica il mare, i piccoli paesi, l’emigrazione, i legami familiari, l’amore, la memoria collettiva, la resilienza e il senso di appartenenza. Le sonorità della tradizione mediterranea incontrano arrangiamenti elettronici e contemporanei, in un linguaggio pensato per dialogare tanto con chi è cresciuto con queste tradizioni quanto con le nuove generazioni.
“Le tradizioni non appartengono al passato. Possono continuare a evolversi, incontrare linguaggi nuovi e parlare alle nuove generazioni senza perdere la propria anima”, sottolinea. Il progetto è completamente indipendente, senza etichetta discografica e senza intermediari. “Nessuna etichetta, nessun intermediario. Solo la musica, il territorio e le persone che lo abitano”, è la dichiarazione d’intenti di Nishuno .
A rendere immediatamente riconoscibile il progetto è la maschera indossata da Nishuno. Rappresenta infatti la rinuncia all’identità individuale per diventare voce collettiva di una comunità, delle sue storie e della sua memoria. L’aspetto richiama quello di un bronzo antico segnato dal tempo e guarda idealmente alla tradizione mediterranea e all’antica Elea-Velia, senza voler essere una ricostruzione archeologica. “La maschera non serve a nascondersi. Serve a togliere il singolo individuo dalla scena e lasciare spazio alle storie delle persone”, spiega.
Gli occhi restano visibili, proprio per mantenere una relazione diretta con il pubblico. Ai lati scendono fili di perline nei colori della terra, della pietra, della sabbia e del mare, simbolicamente legati alle diverse anime del Cilento: pescatori, contadini, emigranti, madri, anziani, giovani, uomini e donne.
La maschera e i gioielli indossati in scena sono opere di Sara Cammarosano, orafa e designer cilentana specializzata nella riproduzione artistica degli Ori di Roccagloriosa, preziosi reperti di epoca lucana risalenti al IV secolo a.C.
“Indossare questi elementi in scena non è un gesto estetico. È una dichiarazione culturale”, sottolinea Nishuno . “Portiamo nel presente tremila anni di storia cilentana e li facciamo dialogare con la musica elettronica”.












