La nautica italiana continua a parlare soprattutto attraverso i grandi cantieri, i superyacht e i numeri dell’export. Ma dietro questa industria, che mantiene una forte proiezione internazionale, cresce anche la presenza femminile nei luoghi in cui si prendono le decisioni. Non una semplice questione di rappresentanza: ci sono imprenditrici e manager che guidano aziende, siedono negli organismi di settore e partecipano alla definizione delle strategie della filiera.

Una delle figure più esposte è Giovanna Vitelli, presidente del Gruppo Azimut|Benetti dal 2023. Dopo essere entrata nel consiglio di amministrazione nel 2000 e aver assunto progressivamente responsabilità nello sviluppo dei prodotti e nella ricerca e sviluppo, Vitelli è oggi alla guida del gruppo insieme al management. Nel giugno 2026 è stata inoltre nominata presidente di Fondazione Altagamma per il triennio 2026-2029, dopo aver ricoperto la vicepresidenza con delega alla nautica.
Il suo ruolo si colloca al vertice di uno dei principali gruppi italiani del comparto. Azimut|Benetti ha indicato per il gruppo una quota del 23% del mercato globale dei superyacht e continua a investire in tecnologia, nuovi materiali e soluzioni per ridurre consumi ed emissioni.

Accanto alla grande industria c’è la realtà imprenditoriale di Barbara Amerio, amministratore delegato del Gruppo Permare e presidente del settore Navi da diporto oltre 24 metri di Confindustria Nautica. Il suo incarico associativo la colloca direttamente all’interno della rappresentanza di uno dei segmenti più importanti della cantieristica italiana.
Amerio rappresenta anche una storia familiare e industriale: Permare è un’azienda nata negli anni Settanta e sviluppatasi attraverso tre generazioni della famiglia Amerio. Sul fronte dell’innovazione, negli ultimi anni ha posto particolare attenzione alla ricerca di materiali alternativi alla vetroresina tradizionale e alla possibilità di rendere più riciclabili le imbarcazioni.

C’è poi Marina Stella, direttore generale di Confindustria Nautica, una posizione centrale nella struttura che rappresenta l’industria italiana della nautica da diporto. Stella interviene sui principali dossier economici e industriali del comparto e rappresenta l’associazione nelle occasioni istituzionali e di settore. Nel 2026 ha continuato a sottolineare il peso dell’export e della filiera italiana, oltre alle sfide legate alla competitività internazionale.
«L’industria nautica italiana è sempre stata considerata un settore ad elevata qualità produttiva ed è quello che dobbiamo preservare», ha dichiarato Stella in un’intervista all’ANSA del 5 giugno 2026, evidenziando anche la crescente competizione sui mercati internazionali.

Un altro nome di rilievo è quello di Carla Demaria, figura con una lunga esperienza manageriale nel settore. È stata amministratore delegato di Bluegame, marchio del Gruppo Sanlorenzo, e continua a essere advisor del presidente e componente del consiglio di amministrazione di Sanlorenzo. Nel luglio 2026 è entrata anche nel board di ICOMIA, il Consiglio internazionale delle associazioni dell’industria nautica, come consigliera cooptata.
La sua esperienza non si limita dunque al mercato italiano. L’ingresso nel board di ICOMIA porta una manager italiana all’interno di un organismo internazionale che rappresenta l’industria nautica a livello globale. Demaria è inoltre presidente del Comitato Statuto e Regolamento di Confindustria Nautica.
Quattro percorsi diversi, dunque, che raccontano altrettanti modi di occupare posizioni di responsabilità: Vitelli nel grande gruppo industriale e nel sistema del lusso, Amerio nella cantieristica e nella rappresentanza associativa, Stella nella struttura di rappresentanza dell’intero comparto, Demaria nella dimensione manageriale e internazionale.
E il quadro non si esaurisce con loro. All’interno di Confindustria Nautica sono presenti altre professionalità femminili impegnate nei diversi segmenti della filiera e nei gruppi di lavoro dell’associazione. La stessa composizione degli organismi direttivi mostra una partecipazione che va oltre i vertici delle singole aziende e coinvolge anche temi come sostenibilità, regolamentazione e sviluppo del settore.
La fotografia del 2026 restituisce così una nautica italiana nella quale le donne sono presenti in diversi snodi decisionali. Dalla costruzione dei grandi yacht alla strategia industriale, dalla rappresentanza degli imprenditori alle relazioni internazionali, il loro ruolo si inserisce in una filiera che continua a confrontarsi con innovazione tecnologica, sostenibilità, reperimento di competenze e trasformazione dei mercati.
Non esiste, quindi, una sola “signora della nautica”. Esiste piuttosto una generazione di imprenditrici e manager che occupano posizioni differenti ma sempre più visibili, contribuendo a definire il futuro di uno dei comparti simbolo del Made in Italy.
Fonti e foto: Confindustria Nautica; ANSA; Azimut|Benetti; ICOMIA.












