C’è anche un ingegnere salernitano di 56 anni, originario di Campagna, tra i destinatari delle misure cautelari disposte dal gip di Napoli nell’inchiesta sugli appalti dell’Alta velocità Napoli-Bari. L’uomo, indicato con le iniziali A.B., è stato sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Napoli.
Complessivamente il procedimento conta 49 persone indagate e 20 misure cautelari. Le contestazioni formulate, a vario titolo, comprendono ipotesi di corruzione, frode nelle pubbliche forniture, caporalato e traffico illecito di rifiuti.
L’inchiesta sui cantieri della Napoli-Bari
Secondo l’impostazione degli inquirenti, alcune consorterie criminali riconducibili al territorio casertano e all’area vesuviana si sarebbero inserite nelle attività collegate ai cantieri della linea ferroviaria.
Gli interessi avrebbero riguardato diversi settori, tra cui lo smaltimento dei materiali, la fornitura di calcestruzzo e il noleggio dei mezzi impiegati nei lavori.
Il professionista originario di Campagna, nella sua qualità di rappresentante legale di due consorzi impegnati nella realizzazione dell’opera, viene considerato dall’accusa una delle figure coinvolte nel presunto sistema oggetto dell’indagine.
Secondo le contestazioni, l’ingegnere avrebbe ricevuto denaro e orologi per un valore complessivo di circa 100mila euro con l’obiettivo di favorire una società ritenuta dagli investigatori contigua a un clan.
I 5mila euro sequestrati dalla Finanza
Tra gli episodi contestati figura inoltre la consegna di 5mila euro in contanti, che secondo l’accusa sarebbe avvenuta all’interno di un bar.
La somma sarebbe stata successivamente individuata e sequestrata dalla Guardia di finanza all’interno dell’automobile del 56enne.
L’inchiesta comprende anche un ulteriore filone relativo alla gestione dei materiali provenienti dagli scavi. Su un terzo capo contestato al professionista, riguardante lo smaltimento di materiali di scavo contenenti tracce di amianto, il giudice per le indagini preliminari ha invece ritenuto non sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.
Le contestazioni formulate dalla Procura restano ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Le responsabilità dell’ingegnere e delle altre persone coinvolte dovranno essere accertate nel prosieguo del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.












