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5 Ottobre 2026
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Cardioprotezione dinamica, Colangelo: «Il Dae diventi un’appendice di chi lo porta»

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Cardioprotezione dinamica, Colangelo: «Il Dae diventi un’appendice di chi lo porta»

La cardioprotezione non deve rimanere confinata negli ospedali, negli ambulatori o nei luoghi già dotati di defibrillatori. Può diventare una rete “dinamica”, capace di muoversi insieme alle persone e di portare competenze e strumenti salvavita anche nei luoghi della vita quotidiana. È la riflessione del dottor Giuseppe Colangelo, che rilancia l’idea di una cardioprotezione itinerante, nata anche dall’esperienza maturata nel mondo dei motociclisti, ma destinata a coinvolgere una platea molto più ampia.

Al centro della proposta ci sono i professionisti sanitari, in particolare i cardiologi più giovani, ma anche medici e cittadini adeguatamente formati. L’invito è quello di dotarsi di un defibrillatore automatico esterno (Dae), considerandolo quasi come “un’appendice” della propria attività e portandolo con sé negli spostamenti. L’obiettivo è creare una rete di persone preparate e di dispositivi disponibili, in grado di intervenire anche nei luoghi dove non sia già presente un defibrillatore.

“Portare con sé un Dae significa rendere più vicina la possibilità di intervenire nei minuti decisivi”, è il senso della proposta di Colangelo, che si rivolge soprattutto alle nuove generazioni di cardiologi affinché mettano le proprie competenze al servizio della comunità. La medicina, nella sua visione, non si esaurisce nell’attività svolta negli ambulatori o negli ospedali, ma trova una delle sue espressioni più concrete nella capacità di riconoscere e affrontare tempestivamente un’emergenza.

La questione assume particolare rilievo nei territori dove, secondo Colangelo, la risposta delle istituzioni alla diffusione della cultura del primo soccorso appare ancora insufficiente. In questi contesti, sostiene il medico, la promozione della cardioprotezione non può fermarsi: occorrono cittadini formati, dispositivi accessibili e una rete attiva, capace di intervenire anche quando mancano risposte strutturate.

Ma avere un Dae a disposizione non è sufficiente. La disponibilità del dispositivo deve essere accompagnata da una preparazione adeguata alle manovre di rianimazione cardiopolmonare. Anche gli aspetti tecnici delle compressioni toraciche, dalla postura del soccorritore alla corretta biomeccanica del movimento, richiedono formazione, esercizio e aggiornamento. La qualità della rianimazione nei primi minuti può infatti essere determinante in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

L’idea della cardioprotezione dinamica, sottolinea Colangelo, può essere trasformata in un progetto concreto attraverso la partecipazione di più persone. Ogni professionista o cittadino formato che scelga di avere con sé un defibrillatore e di mantenere aggiornate le proprie competenze può contribuire a ridurre i tempi di intervento in caso di arresto cardiaco.

Un Dae disponibile, una formazione adeguata e la disponibilità a intervenire: sono questi, secondo Colangelo, gli elementi sui quali costruire una rete di cardioprotezione capace di muoversi insieme alle persone e di raggiungere nuovi luoghi, con un obiettivo preciso: rendere più tempestiva la risposta all’arresto cardiaco e mettere al centro la tutela della vita.

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