«Assolto perché il fatto non sussiste» Massimo Cariello, ex sindaco di Eboli, nel procedimento relativo alla presunta turbativa d’asta nell’affidamento del servizio di assistenza domiciliare agli anziani, nell’ambito della gestione delle politiche sociali e del Piano di Zona. Il Tribunale di Salerno ha assolto anche gli altri imputati. La decisione è arrivata dopo che la Procura aveva chiesto l’assoluzione.
«Oggi si è chiusa una pagina importante di una lunga vicenda giudiziaria che mi ha segnato profondamente», afferma, definendo la decisione «un punto fermo» dopo un percorso umano e giudiziario che, racconta, ha avuto pesanti ripercussioni anche sulla sua famiglia.
Nel lungo post diffuso dopo la sentenza, Cariello ripercorre gli anni segnati dalle controversie giudiziarie e dalle polemiche politiche, rivendicando la propria indipendenza dalle appartenenze tradizionali. «Credo di aver pagato, e di continuare a pagare, un prezzo altissimo per essere stato un sindaco nato tra la gente e sostenuto dalla gente, senza dinastie politiche né cognomi capaci di aprire le porte del potere», scrive.
L’ex primo cittadino sostiene che le numerose denunce ed esposti presentati nel corso degli anni abbiano prodotto un forte impatto personale e politico. Precisa, tuttavia, di non voler giudicare le intenzioni di chi ha presentato le segnalazioni né il lavoro della magistratura, chiamata a esaminarle.
Nel ricostruire la propria situazione giudiziaria, Cariello parla di oltre 80 esposti e di più di 40 procedimenti. Secondo il bilancio da lui elaborato, si contano 33 archiviazioni, cinque assoluzioni, due procedimenti ancora in corso e una condanna definitiva.
Proprio su quest’ultimo punto, l’ex sindaco afferma di non voler nascondere l’esito giudiziario, pur contestando la ricostruzione dei fatti e ribadendo le proprie convinzioni. Annuncia inoltre l’intenzione di valutare ulteriori strumenti di tutela, anche in ambito europeo, e una possibile domanda di grazia al Presidente della Repubblica.
Per quanto riguarda il procedimento sulla presunta turbativa, Cariello riferisce che inizialmente erano stati contestati 18 capi d’imputazione, 17 dei quali sarebbero stati successivamente archiviati. L’assoluzione pronunciata in relazione alla contestazione residua rappresenta, nelle sue parole, un motivo di soddisfazione e la possibilità di guardare con maggiore serenità a questa parte della propria storia.
«Vado avanti a testa alta» In conclusione, Cariello ringrazia i suoi avvocati, Cecchino Cacciatore e Costantino Cardiello, e le persone che gli sono rimaste vicine durante le vicende giudiziarie. Ricorda in particolare il legame con il quartiere Paterno e con la comunità ebolitana. «Oggi mi tolgo un peso, ma non cancello le ferite né il prezzo umano che ho pagato e sto pagando», scrive, ribadendo il rispetto per la magistratura e la fiducia nelle istituzioni. «Non sono nato nei palazzi del potere e non rinnego la mia storia. Vado avanti a testa alta».












