Finisce un altro pezzo di storia del calcio. Cristiano Ronaldo, fuoriclasse portoghese originario dell’isola di Madeira, ha annunciato il suo addio alla nazionale del Portogallo. Una decisione che mette fine a una carriera internazionale straordinaria, durata 23 anni e caratterizzata da numeri che difficilmente potranno essere eguagliati: 234 presenze e 146 gol, entrambi record assoluti nel calcio maschile per nazionali.
Cinque Palloni d’Oro, una carriera costellata di successi e una “rivalità” sportiva con Lionel Messi che ha segnato un’intera generazione. Ronaldo ha 41 anni e continuerà a giocare a livello di club con l’Al Nassr, in Arabia Saudita. Il suo addio alla nazionale arriva dopo settimane di tensioni con il commissario tecnico Jorge Jesus, culminate in un contrasto sulla gestione del suo impiego in campo e nell’abbandono del ritiro della squadra. Una vicenda che ha preceduto l’annuncio, ma che non permette di stabilire con certezza quanto abbia pesato sulla decisione finale.
Con l’uscita di scena di Ronaldo dalla nazionale, per gli appassionati di calcio se ne va un altro protagonista di un’epoca irripetibile. Il portoghese aveva anche manifestato il desiderio di poter giocare un giorno insieme al figlio Cristiano Ronaldo Jr., che ha 15 anni. Un’immagine che molti tifosi avevano immaginato e che, almeno con la maglia della nazionale maggiore, non potrà realizzarsi.
Il ritiro internazionale non significa, naturalmente, la fine della sua carriera calcistica. Ma personalmente credo che anche l’addio al calcio giocato non sia poi così lontano. Ronaldo potrà continuare a essere protagonista ancora per qualche tempo, ma non è un portiere, ruolo nel quale la longevità sportiva può essere particolarmente elevata, come dimostra la carriera di Gianluigi Buffon. Anche i campioni più grandi devono fare i conti con il tempo.
Cristiano Ronaldo ha debuttato con la nazionale portoghese il 20 agosto 2003, contro il Kazakistan, quando aveva appena 18 anni. Da quel momento ha attraversato oltre due decenni di calcio internazionale, diventando il miglior marcatore e il giocatore con più presenze nella storia delle nazionali maschili. Con il Portogallo ha conquistato il Campionato europeo nel 2016 e due edizioni della Nations League, nel 2019 e nel 2025.
Per chi ha seguito Ronaldo fin dagli esordi, la notizia è difficile da accettare. A mio avviso, l’addio alla nazionale è persino più doloroso del ritiro definitivo dal calcio giocato. Quando un calciatore smette con il proprio club, resta comunque il ricordo delle sue imprese e, per qualche tempo, la possibilità di immaginarlo ancora in campo. Quando invece lascia la squadra che rappresenta il proprio Paese, si interrompe anche quel legame particolare con una comunità di tifosi, con una bandiera e con intere generazioni che si sono riconosciute in lui.
Pensiamo soprattutto ai bambini portoghesi che hanno iniziato a giocare a calcio ispirandosi a Cristiano Ronaldo. Per tanti di loro è stato un modello, un punto di riferimento, il sogno di diventare un giorno calciatori professionisti. La sua maglia numero 7 ha rappresentato molto più di un semplice numero.
Ronaldo è stato spesso considerato un gradino sotto Messi, almeno nel confronto tra i due campioni. Ma la verità è che entrambi hanno dominato il calcio mondiale per quasi vent’anni, dividendosi l’attenzione e l’ammirazione di milioni di appassionati. Hanno scritto insieme una delle rivalità sportive più importanti della storia e hanno portato il calcio a livelli di popolarità straordinari.
Ora che anche questa lunga stagione sta volgendo al termine, sembra davvero di assistere alla fine di un’epoca. Sono questi i cambiamenti più profondi che il calcio dovrà affrontare nei prossimi dieci o quindici anni: il ricambio generazionale, l’uscita di scena di campioni che per tanto tempo abbiamo considerato quasi immortali e l’arrivo di nuovi protagonisti.
Forse è proprio questo che rende così difficile accettare l’addio di Ronaldo. Per anni abbiamo avuto la sensazione che lui e Messi fossero destinati a rimanere sempre lì, a contendersi record e trofei, quasi al di sopra del tempo. Invece anche per loro arriva il momento di lasciare spazio al futuro.
Non è finito il calcio, naturalmente. Ma è finita una parte del calcio che non tornerà più. Una stagione irripetibile, nella quale due campioni hanno tenuto altissimo il livello dello spettacolo e hanno accompagnato milioni di tifosi in tutto il mondo.







