Si apre il baratro del fallimento

di Rito Ruggeri

Ore di attesa per il destino del gruppo Alvi che appare sempre più inesorabilmente segnato. La catena di market, salvo a questo punto improbabili miracoli dell’ultima ora, è fallita. Manca l’ufficialitá – che dovrebbe arrivare nelle prossime ore con il deposito della sentenza alla cancelleria della sezione fallimentare del Tribunale – ma sembra che a nulla siano valsi i tentativi di salvare la spa di proprietá della famiglia dell’ex presidente della Provincia Angelo Villani. Non c’è tempo per la cordata ipotizzata per porre freno alle richieste avanzate dai due maggiori fornitori che hanno avanzato ai giudici l’istanza di fallimento per ripianare i crediti vantati dal gruppo. Notizie confermate da ambienti giudiziari e che non vengono affatto smentite dagli stessi esponenti legali del gruppo, ovviamente in attesa dell’u fficializzazione della sentenza. Certo è che fino alla tarda serata di ieri, i rappresentanti dell’Alvi non avevano ancora ricevuto materialmente la sentenza di fallimento dell’impresa. Ma, a denti stretti, si ammette che «non c’è sorpresa», con un epilogo che appariva giá scritto nel corso dell’udienza. Un fallimento, dunque, che potrebbe essere ufficializzato nella stessa giornata di oggi. Eppure sembra fossero state studiate bene tutte le contromosse.In particolare, stando a quanto si apprende, sarebbero stati presentati al giudice i documenti che dimostravano l’impegno assunto da alcuni imprenditori disposti a investire la cifra di 25 milioni di euro per rilevare i circa sessanta punti vendita dell’A lvi.

Nei giorni scorsi era stato anche ipotizzato l’intervento di tre grossi istituti bancari (Banca della Campania, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena) per un finanziamento in extremis. Così come si erano diffuse voci che davano per certo la creazione di una nuova spa, l’Alpa, che doveva acquisire il patrimonio non ancora intaccato dalla procedura fallimentare, un sistema per preservare e salvare il salvabile in vista di scenari non agevoli per i proprietari. A quanto pare i debiti ormai maturati hanno cifre da capogiro. C’è chi è stato costretto a chiudere perché il gruppo Alvi era l’unico punto fornito, chi invece resiste ancora tra mille difficoltá. Le aziende coinvolte sono tante, troppe e questo significa che a stretto giro il problema del gruppo Alvi potrebbe determinare un effetto domino con ripercussioni sui destini delle imprese fornitrici.

Sará un caso, ma ormai anche il sito internet dell’Alvi non è più raggiungibile. 

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