Non più territori isolati, ma un’unica visione strategica per la salvaguardia del patrimonio fragile della provincia di Salerno. Si è conclusa con successo l’iniziativa “Custodire il Paesaggio”, un evento che ha segnato un passo decisivo nella collaborazione tra le aree interne della Costiera amalfitana e del Cilento.
L’iniziativa, svoltasi a Tramonti dal 1 al 3 maggio 2026, rientra nel progetto “Crocevia – Giovani, territori ed azioni per il clima nella provincia di Salerno” (KA154-YOU), promosso da Mòvesi APS www.movesi.org e co-finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea. Il cantiere-scuola ha visto la partecipazione di 19 giovani tra i 18 e i 30 anni, provenienti da diversi territori campani e anche da contesti extra-regionali, impegnati sulla storia e la manutenzione dei muretti a secco e nello studio della gestione idrica dei terrazzamenti.
Fare rete tra territori UNESCO: la sfida delle aree interne
L’aspetto più rilevante dell’evento è stata la sinergia tra le associazioni del territorio. Il partenariato — che vede collaborare realtà come Mòvesi APS (capofila), ACARBIO (Associazione Costiera Amalfitana Riserva Biosfera ), Auletta Casa Mia, R.E.S.T.A.Vallo di Diano e Fada Collective APS — e il coinvolgimento di associazioni e realtà territoriali come A’ Paranza d’o Tramuntan, custodi di un patrimonio culturale materiale e immateriale prezioso, punta a rompere l’isolamento delle aree interne. Nonostante la fama internazionale della Costiera e del Cilento, le loro “viscere” montane condividono le stesse sfide: spopolamento, abbandono delle tecniche agricole tradizionali e rischio idrogeologico.
Unire questi due territori su temi comuni, entrambi Patrimonio dell’Umanità UNESCO, significa creare un fronte comune per valorizzare un’economia della cura che non sia solo folklore, ma una strategia moderna di resilienza climatica e turistica.
«Stiamo portando avanti un lavoro fondamentale di connessione tra comunità che, pur distanti geograficamente, parlano la stessa lingua: quella della terra e della resilienza – sottolinea Vincenzo Sannino, presidente di Acarbio – Mettere insieme le competenze del Cilento e della Costiera amalfitana significa dare forza alle aree interne, spesso dimenticate dai grandi flussi ma custodi del vero equilibrio ecologico. Vedere giovani di diversi territori sporcarsi le mani per ricostruire un muretto a secco ci dice che la strada della rete è l’unica percorribile per tutelare la nostra identità e il nostro futuro.»
All’interno di questo percorso, è emersa con forza una riflessione condivisa: tutelare il paesaggio deve diventare una priorità strutturale delle agende politiche, sociali ed economiche, riconoscendolo come infrastruttura essenziale per la resilienza ambientale e la vitalità delle comunità.
«Un sistema di muri a secco è un’infrastruttura che può essere paragonata a quella delle piramidi, per complessità, funzione e valore storico – ha dichiarato Mario Panzarella, presidente di Mòvesi, – in questo non sono solo un’eredità del passato, ma una tecnologia sociale ed ecologica che ci parla ancora oggi, risultato di un sapere collettivo, costruito nel tempo da comunità che hanno saputo vivere in equilibrio con il proprio territorio. In un momento storico in cui cerchiamo soluzioni alle crisi ambientali e sociali, dovremmo tornare a guardare a queste pratiche come strumenti contemporanei, non come folklore. Rigenerare i muretti a secco significa rigenerare relazioni: tra persone, tra generazioni e tra comunità e ambiente. È da qui che può nascere una nuova forma di cittadinanza attiva e consapevole.»
Il cantiere-scuola e la “Cittadinanza Attiva”
Sotto la guida del maestro artigiano Antonio Della Pietra, i partecipanti hanno appreso l’arte della pietra a secco (Patrimonio Immateriale UNESCO), comprendendo come queste strutture siano dispositivi ecologici vitali per prevenire il dissesto idrogeologico. Nonostante questo, permane una scarsa attenzione sistemica verso la loro tutela. Nel solco tracciato da ITLA Italia, Alleanza Mondiale per i Paesaggi Terrazzati, di cui Acarbio è partner, si tenta così di creare quella visione di ‘paesaggio terrazzato‘ che unisce i saperi tecnici alla tutela dei territori fragili, elevando la pratica locale a una strategia di respiro nazionale.
Iniziative come “Custodire il Paesaggio” dimostrano così che unendo gli sforzi tra associazioni, giovani e comunità locali è possibile attivare processi concreti di rigenerazione.
L’esperienza ha incluso anche l’immersione nelle tradizioni locali: dalla costruzione di cestini in castagno alla panificazione, fino al dialogo con la comunità di Tramonti e il supporto di delegazioni come Praiano Meeting, SCOL Aps, Ormae e Rareca-Spazio Aperto.
Il progetto “Crocevia” non si ferma qui: nei prossimi mesi continuerà con nuove azioni territoriali per consolidare questa “alleanza del paesaggio” che unisce costa ed entroterra in una nuova forma di cittadinanza consapevole.












