Negli ultimi anni l’Italia ha introdotto modifiche significative alla normativa sulla sicurezza stradale, con un’attenzione particolare alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Le novità, entrate gradualmente in vigore con il nuovo Codice della Strada approvato nel novembre 2024 e poi oggetto di interpretazioni e chiarimenti giuridici, segnano una fase di tensione tra rigore normativo e necessità di sicurezza sulle strade.
Le modifiche normative del 2024
Dal 14 dicembre 2024 è entrata in vigore la riforma che ha introdotto nel Codice della Strada (art. 187) un regime più severo per chi guida dopo aver assunto droghe. Secondo le nuove disposizioni, la semplice positività ai test salivari per sostanze stupefacenti può bastare per attivare sanzioni e provvedimenti amministrativi, senza la necessità di dimostrare uno stato di alterazione psico‑fisica evidente. Inoltre, le forze dell’ordine hanno ora la possibilità di effettuare controlli con test antidroga direttamente sul posto con prelievo di saliva.
Le sanzioni previste sono severe: la patente può essere sospesa o revocata immediatamente e, in caso di conferma del test, l’acquirente non può ottenere una nuova patente per almeno tre anni. Le multe, così come i periodi di sospensione, sono stati inaspriti rispetto alle norme precedenti per enfatizzare la prevenzione di comportamenti pericolosi alla guida.
La sentenza della Corte Costituzionale e i chiarimenti interpretativi
All’inizio del 2026 la Corte Costituzionale è intervenuta sul caso, precisando che la norma non è incostituzionale ma va interpretata in modo da punire solo chi si mette al volante in condizioni tali da creare un reale pericolo per la sicurezza stradale. Questo significa che non basta la presenza di tracce di droghe nel corpo, a prescindere dal loro effetto effettivo sulla capacità di guida: serve una correlazione temporale e funzionale tra assunzione e capacità di condurre un veicolo.
In parallelo, una circolare congiunta dei ministeri dell’Interno e della Salute ha fornito ulteriori indicazioni operative, ribadendo che la sanzione per guida sotto l’effetto di droghe deve basarsi su una dimostrata influenza sulla capacità di guida, non soltanto sulla presenza chimica dei metaboliti nel corpo.
Tensioni e reazioni
Le modifiche hanno sollevato dibattito tra giuristi, associazioni e cittadini. Alcuni critici evidenziano che una legge che punisce la guida basandosi unicamente sulla positività di un test può portare a situazioni in cui persone non realmente incapaci di guidare vengono sanzionate, soprattutto considerando i tempi di eliminazione delle sostanze dall’organismo.
Dal punto di vista delle istituzioni, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha difeso la normativa e la recente interpretazione della Consulta, sottolineando l’impatto positivo sulla sicurezza stradale e la necessità di strumenti efficaci per prevenire incidenti causati dalla guida sotto l’effetto di stupefacenti.



