Prosegue l’inchiesta sull’omicidio del giornalista Luigi Esposito, 53 anni, mentre i familiari attendono il via libera dell’autorità giudiziaria per poter celebrare i funerali. Parallelamente continuano gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Salerno, che dovranno chiarire tutti gli aspetti ancora irrisolti del delitto.
A rappresentare le sorelle della vittima, Ida e Francesca, è l’avvocato Annalisa Califano, che ha commentato gli ultimi sviluppi dell’indagine sottolineando come la convalida del fermo rappresenti un passaggio significativo. «È un primo passo importante. La famiglia chiede verità e giustizia per Luigi», ha dichiarato il legale, spiegando che è ancora necessario attendere il dissequestro della salma per consentire ai parenti di dare l’ultimo saluto al giornalista. Nelle prossime ore, inoltre, sarà conferito l’incarico al consulente che dovrà eseguire gli accertamenti sui telefoni cellulari sequestrati.
Nelle prime fasi investigative gli inquirenti avevano approfondito anche la sfera familiare e relazionale della vittima. Le sorelle sono state ascoltate dagli investigatori per ricostruire i rapporti con il fratello. Tra gli elementi emersi figura anche la vicenda relativa al presunto impiego di Esposito presso l’Arpac di Avellino, circostanza che l’ente ha successivamente smentito, precisando di non aver mai avuto il 53enne tra i propri dipendenti, nonostante quella versione fosse conosciuta da amici, colleghi e conoscenti.
Restano poi da chiarire le esatte cause della morte. I primi accertamenti del medico legale e degli altri consulenti nominati dalla Procura hanno evidenziato gravissime lesioni riportate al capo e al volto. Successivamente il corpo sarebbe stato dato alle fiamme, episodio che ha portato anche all’accusa di distruzione di cadavere contestata al 26enne tunisino Rahmouni Ridha. Secondo le prime valutazioni, l’inalazione dei fumi potrebbe aver avuto un ruolo come concausa del decesso, dopo che la vittima avrebbe perso conoscenza in seguito alle violenze subite.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’incendio sarebbe stato appiccato per rendere più difficile l’identificazione del corpo e ostacolare l’accertamento delle reali cause della morte.
Per gli esami genetici sarà necessario attendere circa un mese, mentre i risultati delle analisi sui telefoni della vittima e dell’indagato non saranno disponibili prima di un paio di mesi. Gli investigatori dovranno inoltre verificare quanto dichiarato da Rahmouni Ridha sui rapporti che Luigi Esposito avrebbe avuto con alcuni cittadini stranieri presenti nell’area di Eboli. Un contesto segnato dalla presenza dei cosiddetti “invisibili”, come li ha definiti il procuratore di Salerno Raffaele Cantone, persone costrette a vivere e lavorare in condizioni di forte degrado, realtà emersa anche dal casolare dove i carabinieri hanno rintracciato il giovane tunisino dopo il delitto.












