È atteso questa mattina nel carcere di Fuorni l’interrogatorio di Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino fermato nell’ambito delle indagini sull’omicidio del giornalista Luigi “Luca” Esposito, 53 anni. Il giovane comparirà davanti al Gip del Tribunale di Salerno, Giandomenico D’Agostino, per l’udienza di convalida del fermo disposto dalla Procura.
Rahmouni, difeso dall’avvocato Giovanni Mauri, è accusato di omicidio aggravato e soppressione di cadavere. Le indagini sono affidate ai carabinieri del Nucleo Operativo di Salerno e coordinate dal sostituto procuratore Alessandro Di Vico.
Il 26enne era stato rintracciato dopo due giorni di ricerche all’interno di un casolare abbandonato nella zona di Cioffi, a Eboli. Alle operazioni aveva preso parte anche lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Puglia. Dopo il fermo, il giovane aveva già fornito agli investigatori una lunga versione dei fatti. Il contenuto del verbale è stato secretato dalla magistratura, mentre gli accertamenti proseguono per verificare ogni elemento del suo racconto.
Secondo quanto emerso finora, Rahmouni avrebbe ammesso le proprie responsabilità, collocando l’aggressione al culmine di una lite con Esposito. Agli investigatori avrebbe riferito che il contrasto sarebbe nato dalle insistenti richieste della vittima di avere un rapporto sessuale. Si tratta di dichiarazioni che necessitano di riscontri e sulle quali la Procura sta continuando a lavorare.
Gli investigatori stanno cercando soprattutto di ricostruire quale fosse il rapporto tra i due. I contatti telefonici risalirebbero almeno al 28 giugno e dagli accertamenti effettuati emergerebbero messaggi e comunicazioni precedenti alla notte del delitto. L’ipotesi è che Esposito e Rahmouni avessero concordato un incontro. Resta da stabilire quando e in quali circostanze si fossero conosciuti.
Tra gli aspetti oggetto di approfondimento c’è anche il contesto frequentato dal 26enne e l’eventuale presenza, nella zona rurale, di situazioni legate alla prostituzione di giovani stranieri. Un fronte investigativo ancora tutto da verificare, sul quale gli inquirenti stanno cercando elementi oggettivi prima di ricostruirne eventuali collegamenti con la vicenda.
Rahmouni viveva da tempo ai margini, senza una dimora stabile e insieme ad altri nordafricani, svolgendo lavori occasionali. Il procuratore Raffaele Cantone, parlando della vicenda, aveva fatto riferimento alla condizione dei cosiddetti “fantasmi”, persone che riescono a rimanere per lungo tempo fuori dai circuiti ordinari nonostante provvedimenti amministrativi a loro carico. Sul 26enne, infatti, pendeva un decreto di espulsione al quale era riuscito a sottrarsi.
Gli investigatori hanno intanto circoscritto la fase cruciale dell’omicidio alla notte tra il 18 e il 19 luglio. Il delitto sarebbe avvenuto dopo le 22.25. Poco prima delle 2 una guardia giurata notò le fiamme e fece scattare l’allarme.
Il corpo di Luigi Esposito venne trovato lungo una strada di campagna in località Cioffi, parzialmente coperto da un sacco e con gravissime lesioni. A circa cento metri di distanza si trovava la sua automobile.
Secondo la ricostruzione investigativa, il giornalista sarebbe stato violentemente aggredito prima che il suo corpo venisse incendiato. Restano tuttavia da definire con precisione le modalità dell’omicidio e la sequenza degli eventi. Gli accertamenti medico-legali e gli esami successivi all’autopsia saranno determinanti per chiarire definitivamente la causa della morte e stabilire quale ruolo abbiano avuto le fiamme.
A indirizzare gli investigatori verso Rahmouni sono stati diversi elementi raccolti durante le indagini. Quando è stato rintracciato, il giovane avrebbe avuto con sé alcuni effetti riconducibili a Esposito, tra cui il telefono cellulare, una carta di credito e un anello. Gli accertamenti avrebbero inoltre individuato una sua impronta sull’automobile del giornalista.
L’attenzione degli inquirenti è ora concentrata anche sui dispositivi telefonici. L’analisi dei cellulari e dei tabulati potrebbe consentire di ricostruire con maggiore precisione gli spostamenti, i contatti e le conversazioni precedenti all’incontro, fornendo ulteriori elementi sulla natura del rapporto tra vittima e indagato.
Questa mattina toccherà quindi al Gip valutare il quadro indiziario presentato dalla Procura e pronunciarsi sulla convalida del fermo. Parallelamente l’inchiesta prosegue: la confessione del 26enne rappresenta un elemento centrale, ma gli investigatori intendono verificare punto per punto il suo racconto e fare luce sui numerosi aspetti della vicenda che restano ancora da chiarire.












