Ci sono uomini che passano la vita a evitare il pericolo. E poi ci sono quelli che lo aspettano all’orizzonte. Per ore. Nel silenzio dell’oceano. Con il motore di una moto d’acqua acceso, il sale sulla pelle e una sola idea in testa: entrare dentro qualcosa che potrebbe distruggerli.
È così che vive Hugo Vau.
Non è una rockstar, non è un influencer, non è il classico campione costruito per i social. Eppure il suo nome è diventato leggenda nel luogo più spaventoso del surf mondiale: Nazaré, sulla costa atlantica del Portogallo. È lì che il mare crea onde gigantesche, alte come palazzi, generate da un canyon sottomarino profondo chilometri. Onde che non sembrano fatte per essere surfate. Onde che sembrano fatte per ricordare agli esseri umani quanto siano piccoli. Eppure qualcuno prova lo stesso a cavalcarle.
L’uomo e il mare
Hugo Vau è nato a Lisbona, ma la sua vera casa è sempre stata l’oceano. Ha iniziato a surfare da ragazzo, quando il surf in Portogallo non aveva ancora l’aura epica che avrebbe conquistato anni dopo. Poi, nei primi anni Duemila, durante un viaggio in Messico, scopre il tow-in surfing: la tecnica estrema in cui i surfisti vengono trainati da moto d’acqua per riuscire a prendere onde impossibili da raggiungere a remi.
Per molti sarebbe stata una follia da provare una volta nella vita. Per lui diventa una missione. Torna in Portogallo e comincia a sperimentare quasi da autodidatta. Nessun manuale, nessuna scuola. Solo mare, tentativi, cadute e una conoscenza costruita onda dopo onda. Perché Nazaré non si studia davvero. Nazaré si vive.
Il giorno di “Big Mama”
La data è il 17 gennaio 2018. L’Atlantico è in una delle sue giornate più feroci. A Praia do Norte le onde si alzano come montagne liquide. Molti surfisti rinunciano anche solo a entrare in acqua. Hugo Vau no.
Quel giorno prende un’onda che il mondo del surf soprannominerà “Big Mama”. Secondo diverse stime potrebbe aver superato i 35 metri. Alcuni credono ancora oggi che sia stata una delle onde più grandi mai surfate nella storia. Ma il record non verrà mai certificato ufficialmente in modo definitivo. Ed è forse questo il dettaglio più affascinante della vicenda.
Perché certe imprese smettono di appartenere ai numeri e diventano racconto, mito, leggenda contemporanea. Nel mondo delle onde giganti non conta solo quanto sia alta un’onda. Conta il coraggio necessario per entrarci dentro. E nelle immagini di quel giorno si vede chiaramente una cosa: davanti a quel muro d’acqua l’essere umano sembra sparire.
Nazaré ha sempre l’ultima parola
Chi guarda le imprese dei big wave surfer da fuori pensa spesso all’adrenalina. Ma chi vive davvero quell’ambiente parla soprattutto di paura. Paura vera.
Poche settimane dopo “Big Mama”, Hugo Vau rischia seriamente di morire durante un salvataggio in mare insieme al surfista Alex Botelho. Il jet ski viene travolto dalle onde e per lunghi istanti entrambi spariscono sotto tonnellate d’acqua.
Le immagini fanno il giro del mondo. In seguito Vau commenterà con una frase che racconta perfettamente il rapporto tra questi uomini e l’oceano: «Nazaré ha sempre l’ultima parola. Per fortuna ci ama.» Non è retorica sportiva. È quasi spiritualità. Perché chi affronta onde del genere sa di non poter controllare davvero nulla. Può allenarsi, prepararsi, studiare il mare. Ma alla fine è l’oceano a decidere. Sempre.
Il campione che non vuole fare il personaggio
Ed è forse qui che Hugo Vau diventa davvero interessante. In un’epoca in cui ogni impresa viene trasformata immediatamente in contenuto, branding e spettacolo, lui continua ad avere un profilo diverso. Schivo, lontano dalla costruzione ossessiva della celebrità, più interessato al mare che alla notorietà.
Non sembra voler diventare un personaggio. E proprio per questo finisce per esserlo davvero. La sua storia parla di limite, rischio, pazienza e ossessione. Ma parla anche di qualcosa che oggi sembra raro: il desiderio di fare una cosa enorme senza sentire il bisogno di trasformarla continuamente in esibizione. Forse è questo il motivo per cui la sua figura colpisce anche chi del surf non sa nulla.
Perché in fondo Hugo Vau non rappresenta soltanto uno sport estremo. Rappresenta il confronto eterno tra l’uomo e qualcosa di immensamente più grande di lui. E certe volte basta un’onda per raccontarlo meglio di qualsiasi discorso.
(Foto lavocedigenova.it)












