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Massimo Iannone e le “Lettere Dalla Soffitta” di un emigrante cilentano

di Giuseppe Galato

D: Lo scorso 23 Luglio ha presentato, presso villa Matarazzo di Santa Maria Di Castellabate, il suo libro “Lettere Dalla Soffitta”: com’è andata?

R: La presentazione del 23 luglio faceva seguito a quella del 26 giugno, a Pisciotta, il mio paese, che aveva visto una grande e interessata partecipazione di pubblico, oltre alla presenza di qualificati relatori.
A S. Maria di Castellabate il pubblico è stato un po’ meno numeroso, ma mi è sembrato particolarmente colpito dalla storia di emigrazione che nel libro racconto. Molto importanti, per l’analisi e la comprensione del fenomeno migratorio, sono stati poi i contributi degli esperti che mi hanno affiancato, lo studioso meridionalista dr. Domenico Chieffallo e la prof.ssa Maria Luisa Cusati docente all’Istituto Universitario Orientale di Napoli.
 
D: Ci parli un po’ di “Lettere Dalla Soffitta”.

R: L’idea del libro fa seguito al ritrovamento di circa mille lettere, vale a dire l’intera corrispondenza relativa ai diciassette anni di emigrazione in Brasile, dal 1888 al 1905, di mio nonno, Massimino Pirfo. Semplice falegname ma uomo per molti aspetti straordinario (ed il contenuto del libro lo testimonia), egli aveva chiesto ai genitori di conservare le lettere che spediva loro, quindi, al suo ritorno, le aveva aggiunte a quelle ricevute in Brasile dai familiari, dagli amici, dai parenti e diligentemente custodite.
Le lettere, che ho ritrovato in una cassa pochi anni fa, sono di grandissimo interesse. In esse non è solamente raccontata la vicenda, commerciale ed umana, di un giovane emigrato e la difficile, spesso drammatica, realtà della famiglia (genitori e fratelli) rimasta in paese; c’è molto di più: Massimino espone anche la realtà socio-economica del Brasile e le storie di numerosi altri compaesani che incontra; i familiari e gli amici pisciottani, a loro volta, lo tengono aggiornato sugli avvenimenti più o meno importanti che accadono nel paese, sulle condizioni di vita molto difficili, sui piccoli fatti quotidiani. Un documento di prima mano, quindi, che recupera tanti inediti elementi per approfondire la storia di un paese del Cilento a fine Ottocento e molti dati sulle caratteristiche e le trasformazioni del grande paese sudamericano.
E poi l’espressività! Sono rimasto affascinato ed emotivamente molto impressionato, a leggere certe lettere, dalla capacità dei loro autori, persone di modestissima cultura, di descrivere, raccontare, esprimere sentimenti, esortare, ammonire.
Il  libro è nato per recuperare, ed offrire al nostro territorio, la storia di un uomo e del suo tempo. E, a testimoniare la suggestione che le lettere riescono a provocare, ne ho riportato ampi stralci, fedelmente trascritti.
 
D: Chi è il “Massimino Pirfo, emigrante pisciottano” che compare nel suo libro?
 
R: E’ un giovane nato in una famiglia di falegnami e falegname egli stesso fino a vent’anni, quando decide di emigrare come centinaia di altre persone del paese. Vuole in tal modo aiutare la famiglia, ma più ancora conquistare quella dignità umana che, retaggio feudale, alle persone umili la classe dei notabili non riconosceva (… Non so se veramente la venuta qui fu di vantaggio o no per la nostra famiglia; ma quanto era costà mi semprava che dovevamo sottometterci a certe persone che non erano meglio di noi a non essere per avere qualche poco di danaro…).
E’ un giovane profondamente religioso ma, più ancora, fortemente rispettoso ed affettuoso verso la famiglia (…se la religione manda che ogni mattina bisogna farsi la croce, l’amore de’ genitori mi manda che non solamente la mattina, ma il giorno tutto mi rammenti che bisogna lavorare per quei che ci à data la vita…).
E’ capace, intraprendente, solidale verso gli amici, generoso (…È pur vero che ho perduto con molti; ma il mio cuore è così, non sono buono di negare niente a nessuno; però ho visto un vero miracolo che tutto quello che ho perduto, non solamente non mi ha fatto rimanere indietro ma al contrario mi ha fatto andare più innanzi…).
Ha voglia di conoscere, di apprendere; organizza lo studio della lingua portoghese ed inizia a studiare il francese;  trascrive ed impara le regole di contabilità per gestire un negozio e stilare un bilancio; ama la lettura e dall’Italia si fa regolarmente spedire giornali, riviste, libri.

D: Da docente di matematica a scrittore, un po’ come Lewis Carroll, scrittore di “Alice Nel Paese Delle Meraviglie” e “Attraverso Lo Specchio”: com’è stato l’excursus che l’ha portata dalla matematica alla letteratura, due mondi molte volte visti come all’antitesi fra loro?
 
R: Beh, intanto non credo ci sia antitesi tra la Matematica e la Letteratura: apprezzare l’armonia dei numeri, penetrare il fascino di un algoritmo o i segreti insiti in una forma geometrica non sono emozioni molto dissimili da quelle che si provano di fronte ad una poesia od alle belle pagine di un racconto.
 In secondo luogo non mi sento affatto uno scrittore: ho semplicemente sentito il bisogno, come ho già detto, di far conoscere l’esistenza di un pregevole epistolario che certamente arricchisce il patrimonio  storico e culturale del nostro territorio. Peccato che proprio questo aspetto non è stato finora abbastanza colto dalle Istituzioni.  
 
D: Quali sono i suoi progetti futuri?
 
R: Voglio ancora lavorare al materiale ritrovato, relativo al periodo emigratorio di mio nonno. C’è una ricca documentazione che non ho studiato a fondo, come pure tante lettere e carte in portoghese da tradurre.
 Avrei poi piacere ad approfondire un particolare periodo storico del mio paese, che richiederà lunghe ricerche d’archivio.    
 
D: Vuole aggiungere qualcosa?
 
R: Mio nonno ha iniziato in Brasile l’attività lavorativa come tanti altri, facendo il venditore ambulante, poi è stato impiegato in un negozio, quindi è diventato comproprietario di tre negozi. Pur tra varie vicissitudini ed un drammatico epilogo, è tornato a Pisciotta non particolarmente ricco, ma forte dentro ed integro moralmente, così da meritarsi il rispetto e la stima di tutti.
Vorrei che anche riflettendo sulle sue esperienze i cilentani, i giovani soprattutto, imparino ad essere orgogliosi dei loro nonni, perché anche le persone umili fanno la storia, e ad apprezzare di più il proprio territorio e i paesi dove vivono, perché anche le storie dei nostri paesi sono importanti.  
Mi piacerebbe, inoltre, che la conoscenza delle vicende d’emigrazione dei nostri nonni possa fornire più appropriati strumenti di pensiero, atti a giudicare molto serenamente il fenomeno dell’emigrazione di oggi.

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