«La città ri-trovata» al via la ripresa degli scavi nell’area archeologica di Roccagloriosa

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«La città ri-trovata» al via la ripresa degli scavi nell’area archeologica di Roccagloriosa

Una nuova stagione di ricerca e di indagine archeologica prende avvio nel territorio di Roccagloriosa, grazie ad una convenzione tra il Comune di Roccagloriosa e l’Università del Molise, in collaborazione con l’Università della Tuscia, e allo stretto rapporto con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle province di Salerno e Avellino e del Parco del Cilento.

L’estensione complessiva dell’abitato antico già noto entro le poderose mura, la densità dell’occupazione quale sembra emergere tanto nell’area edificata intramoenia che in quella esterna alle mura stesse, la qualità dei nuclei abitativi messi in luce sul “pianoro centrale” in località Capitenali, i rinvenimenti epigrafici, indicano che siamo in presenza di un importante centro di popolamento di genti lucane. L’importanza della posizione strategica, quasi a guardia delle valli dei fiumi Mingardo e Bussento, i rapporti con il mare e con le vie di collegamento con altri centri indigeni nell’area cilentana e lucana, fanno della città antica una delle aree archeologiche più interessanti della regione, foriera di dati scientifici di grande rilevanza.

Tuttavia, quanto fin qui messo in luce con gli scavi del prof. Maurizio Gualtieri negli anni ’70 e ’80, costituiscono una parte molto limitata dell’abitato antico e molto resta da indagare fuori dalle mura con le imponenti tre porte. Molti degli edifici indagati sono noti solo in parte e sussiste una notevole incertezza sull’organizzazione planimetrica dei vari settori di abitato e i collegamenti tra essi, solo in parte colmata dai dati raccolti attraverso la ricognizione intensiva di superficie e le prospezioni geognostiche, le ultime delle quali, condotte nel 2010 dall’Università di Perugia, hanno interessato il “pianoro centrale”.   

Sulla base delle indagini pregresse e al fine di rispondere ad alcune delle domande che esse hanno lasciato ancora aperte (ad es., l’organizzazione spaziale di questi nuclei insediativi, i collegamenti tra essi, le forme di abitato precedenti), la ricerca che si intende condurre attraverso il ricorso allo scavo e a nuove prospezioni geognostiche, sarà volta a migliorare la conoscenza dell’organizzazione spaziale dell’abitato entro le mura con nuove indagini archeologiche; accrescere, attraverso lo scavo, i dati relativi allo sviluppo diacronico della città e cercare di capire i motivi della sua decadenza;  definire la viabilità di raccordo tra i diversi nuclei abitativi all’interno dell’area intramuranea e i collegamenti con i nuclei di abitato esterni; costituisce, infine, un aspetto non secondario la volontà, attraverso questa nuova stagione di indagini, di valorizzare il sito, dichiarato patrimonio Unesco, ponendolo in relazione anche con gli altri elementi che compongono il paesaggio culturale in cui l’abitato antico è inserito al fine di ricomporne la storia e l’evoluzione diacronica.

Per ciò che riguarda più specificatamente l’aspetto pratico dell’indagine di scavo, essa sarà diretta sul campo dai proff. Salvatore De Vincenzo (Università della Tuscia) e Gianluca Soricelli (Università del Molise). Ruolo importante rivestirà la presenza della professoressa Helena Fracchia della University of Alberta (Canada) che rappresenterà il raccordo delle indagini precedenti con quelle nuove né mancheranno i preziosi consigli del prof. Maurizio Gualtieri.

«Una nuova stagione di ricerca e di un partecipato impegno verso la valorizzazione e la salvaguardia del nostro bellissimo territorio prende inizio – ha dichiarato Giuseppe Balbi, sindaco di Roccagloriosa – vogliamo riportare i beni culturali, archeologici, artistici e paesaggistici al centro dell’impegno della nostra comunità, certi della collaborazione di prestigiose Università e studiosi di grande valenza, grazie all’impegno della Soprintendente di Salerno dott.ssa Raffaella Buonaudo e della funzionaria di zona dott.ssa Simona Di Gregorio che ci hanno supportato in questo percorso e infine all’Ente Parco del Cilento».

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