Il matrimonio continua a perdere centralità nei percorsi di vita degli italiani, mentre si rafforzano modelli familiari alternativi e si allungano i tempi delle scelte affettive. I dati più recenti su matrimoni, unioni civili e composizione delle coppie restituiscono l’immagine di un Paese in cui la nuzialità è in progressivo ridimensionamento, accompagnata da cambiamenti strutturali di natura demografica, culturale ed economica. A dirlo è l’Istat nel suo ultimo report.
Meno matrimoni, soprattutto al Sud
Nel corso del 2024 in Italia sono stati celebrati 173.272 matrimoni, con una riduzione del 5,9% rispetto al 2023. La contrazione è più marcata nel Mezzogiorno (-8,3%), seguita dal Centro (-5,0%) e dal Nord (-4,3%). I dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 indicano un’ulteriore flessione dello stesso ordine di grandezza (-5,9%), confermando una tendenza di lungo periodo che, al netto delle oscillazioni legate alla pandemia, non si è mai arrestata negli ultimi quarant’anni.
A pesare è innanzitutto la riduzione delle generazioni più giovani, conseguenza diretta della persistente denatalità, ma anche una trasformazione profonda delle scelte familiari. I primi matrimoni, pari a 130.488 nel 2024, segnano un calo del 6,7% e rappresentano il 75,3% del totale, contro il 79,4% del 2019. Parallelamente, le convivenze more uxorio si sono quasi quadruplicate dal biennio 2000-2001 al 2023-2024, passando da circa 440mila a oltre 1 milione e 700mila.
Rito civile sempre più diffuso
Nel 2024 oltre sei matrimoni su dieci (61,3%) sono stati celebrati con rito civile, un dato in linea con la crescita osservata negli anni precedenti alla pandemia. Il rito religioso registra invece una diminuzione significativa (-11,4% rispetto al 2023). La scelta del rito civile è quasi obbligata nelle seconde nozze (95,1%) e molto frequente nei matrimoni con almeno uno sposo straniero (91,8%), ma si diffonde anche tra i primi matrimoni, dove raggiunge il 50,2%.
Persistono forti differenze territoriali: nei primi matrimoni con sposi entrambi italiani il rito civile è scelto nel 58,5% dei casi nel Nord, contro il 26,0% nel Mezzogiorno. Si conferma elevata anche la preferenza per il regime patrimoniale di separazione dei beni, adottato nel 74,8% delle unioni.
Seconde nozze in lieve flessione
Dopo la crescita legata all’introduzione del “divorzio breve” nel 2015 e il picco del 2023, nel 2024 le seconde (o successive) nozze scendono a 42.784, con un calo del 3,5%. Rappresentano comunque il 24,7% del totale delle celebrazioni. Il 16,1% degli sposi e il 15,1% delle spose ha alle spalle un divorzio, quota che supera il 50% tra gli over 50. Residuale, invece, la presenza di vedovi e vedove prima del matrimonio.
Matrimoni con stranieri: calo contenuto e nuove dinamiche
Le nozze con almeno uno sposo straniero sono state 29.309 nel 2024 (16,9% del totale), in diminuzione dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Il fenomeno è più diffuso nel Centro-Nord, dove supera un matrimonio su cinque, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 9,9%. A livello regionale guidano la classifica la provincia autonoma di Bolzano/Bozen (26,8%), l’Umbria (24,6%) e la Toscana (24,1%), mentre Puglia e Sicilia registrano l’incidenza più bassa (8,6%).
I matrimoni misti – 21.002 nel 2024 – continuano a rappresentare la maggioranza delle nozze con presenza straniera. In oltre sette casi su dieci si tratta di coppie con sposo italiano e sposa straniera. Tra gli uomini italiani prevalgono unioni con donne rumene (19,1%), ucraine (9,7%), brasiliane (6,1%) e russe (5,0%); tra le donne italiane, i partner più frequenti sono marocchini (14,5%), tunisini (8,6%), albanesi (7,4%) e romeni (6,4%).
Cresce inoltre il peso dei cittadini italiani per acquisizione: tra i matrimoni misti, il 16,5% coinvolge uno sposo che ha ottenuto la cittadinanza italiana, quota raddoppiata rispetto al 2018.
L’Italia resta meta del “turismo matrimoniale”
Nel 2024 sono state registrate 3.378 nozze tra sposi entrambi stranieri e non residenti, pari a quasi il 2% del totale. Dopo il crollo del 2020 legato alle restrizioni sulla mobilità internazionale, il fenomeno è tornato a crescere. Al netto di queste celebrazioni, i matrimoni tra cittadini stranieri residenti in Italia sono stati 4.929, in calo del 4,9% rispetto al 2023.
Ci si sposa sempre più tardi
Il rinvio delle tappe della vita adulta continua a incidere sull’età al matrimonio. Nel 2024 l’età media alle prime nozze è salita a 34,8 anni per gli uomini e a 32,8 per le donne, in aumento di un decimo di anno rispetto al 2023. Solo il 56,9% degli uomini e il 69,9% delle donne si sposa entro i 34 anni, valori nettamente inferiori a quelli del 2019. Il tasso di primo-nuzialità totale scende a 372 primi matrimoni per 1.000 uomini e a 422 per 1.000 donne.
Unioni civili in lieve diminuzione
Nel 2024 le unioni civili tra coppie dello stesso sesso sono state 2.936, in calo del 2,7% rispetto al 2023; i dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 confermano la tendenza (-3,1%). Prevalgono le unioni tra uomini (54,8%). La maggiore concentrazione si registra nel Nord-ovest (33,0%) e nel Centro (25,6%), con la Lombardia al primo posto (21,3%), seguita da Lazio ed Emilia-Romagna.
Anche in questo ambito cresce la presenza di partner italiani per acquisizione, segnale di un mercato matrimoniale sempre più influenzato dai processi di integrazione e mobilità internazionale.
Nel complesso, i numeri raccontano un’Italia in cui il matrimonio non scompare, ma cambia ruolo, forma e tempi, inserendosi in un panorama di relazioni sempre più diversificato e fluido, coerente con le trasformazioni degli stili di vita contemporanei.


