Michele e le sue vacche, una vita di sacrifici: «Non conosco ferie»

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Michele Ametrano

«Io da quando avevo 8 anni ho fatto il pastore, ho avuto sempre le mucche, ho girato tutte le montagne. E poi mi sono ritirato: in estate ero in montagna, in inverno rientravo in paese. Ho avuto una mandria di vacche e sono padre di sei figli». Michele Ametrano ha gli occhi lucidi e le rughe che raccontano storie anche se restano lì, ferme, disegnate sul suo volto. Quei solchi nella pelle ruvida ti fissano come i suoi occhi grandi. Sono profondi. E veri. Veri come la vita che ha condotto a Ceraso, quel fazzoletto di terra del Cilento compreso tra il mare di Ascea e la cittadina di Vallo della Lucania. «Per me non c’è stata mai una festa, ho camminato sempre, anche a Pasqua e a Natale».

«Ricordo tante cose. Ricordo che il 22 luglio un fulmine mi ammazzò una vacca in montagna, a pochi passi da me. E ci rimasi male. Mamma mi regalò 25 mila lire mettendo da parte 5 mila lire per volta. Ed io pensai: cosa ci faccio con 25 mila lire? Se mi compro un pantalone lo consumo, se mi compro un paio di scarpe anche. Quindi decisi di comprare una campana per le mucche, la stessa che adesso, quando suona, mi ricorda la voce di mamma». La campana è lì. Michele l’ha tenuta stretta per tutta l’intervista Antonio Ferolla ha pubblicato sulla pagina Facebook Santa Barbara di Ceraso. La alza, la stringe forte, poi si commuove.

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