Si è concluso con una condanna a 20 anni di reclusione il processo nei confronti di Vincenzo Santimone, imputato per l’omicidio del padre Riccardo, avvenuto a Eboli nel marzo del 2024. La decisione è stata pronunciata nella tarda mattinata di ieri dalla Corte d’Assise di Salerno, presieduta dal giudice Passaro con il giudice a latere Zarone.
La pena inflitta è inferiore di cinque anni rispetto ai 25 richiesti dalla pubblico ministero Marinella Guglielmotti al termine della requisitoria. I giudici hanno inoltre disposto che, una volta espiata la condanna, Santimone venga sottoposto a una misura di sicurezza, con verifica della sua pericolosità sociale ogni tre anni. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
Nel corso del processo, la procura aveva chiesto una condanna a 25 anni di carcere, riconoscendo esclusivamente la diminuente della seminfermità mentale. Contestualmente aveva sostenuto la sussistenza delle aggravanti dei futili motivi e della crudeltà, escludendo qualsiasi attenuante anche alla luce del comportamento dell’imputato, ritenuto privo di pentimento per quanto accaduto.
Di diverso avviso la difesa. L’avvocata Elena Criscuolo aveva infatti sollecitato l’assoluzione per infermità mentale oppure, in subordine, l’applicazione della pena minima prevista con il riconoscimento dei benefici di legge. Alla luce delle motivazioni che saranno rese note nei prossimi mesi, il legale valuterà l’eventuale proposizione dell’appello. Un elemento centrale resta la perizia disposta dalla stessa Corte d’Assise, che aveva accertato un vizio parziale di mente associato a disturbi della personalità ad alta specificazione.
La vicenda
L’omicidio risale alla sera del 5 marzo 2024 e si consumò all’interno dell’abitazione di famiglia in via Bartolo Longo, nel rione della Pace di Eboli. A perdere la vita fu Riccardo Santimone, 76 anni, ex gommista molto conosciuto in città, ormai in pensione e impegnato nell’assistenza della moglie, gravemente malata e costretta a letto.
Secondo la ricostruzione emersa durante le indagini, il delitto maturò al termine di una violenta lite scoppiata in cucina. Vincenzo Santimone, affetto da problemi psichici, avrebbe aggredito il padre con un coltello da cucina, colpendolo ripetutamente alla gola e al torace.
Le indagini dei carabinieri della compagnia di Eboli, intervenuti dopo le segnalazioni dei vicini allarmati dalle urla provenienti dall’abitazione, hanno ricostruito che il litigio sarebbe nato per il rumore provocato dal padre mentre preparava la cena. L’anziano tentò di mettersi in salvo rifugiandosi nel bagno, ma venne inseguito dal figlio, che continuò a colpirlo fino a infliggergli il fendente mortale che recise l’aorta.












