C’è il Sud delle partenze e quello delle ferite, quello che attraversa il Mediterraneo e quello che arriva a Ellis Island. E poi c’è una frontiera apparentemente lontanissima: quella delle macchine, dell’intelligenza artificiale e di un futuro nel quale l’uomo potrebbe non essere più protagonista. Sono i due versanti del 2026 di Pino Aprile, giornalista e scrittore autore di Terroni, che quest’anno ha portato il racconto del Mezzogiorno nella musica insieme ai Renanera e, poche settimane dopo, ha affrontato il tema dell’evoluzione tecnologica nel saggio La fine dell’uomo sapiens. Come le macchine si stanno mangiando il futuro, pubblicato da Piemme il 16 giugno.
Il primo appuntamento è stato il 22 maggio con l’uscita di Ti parlo dei Sud – Canzoni di Pino Aprile, album dei Renanera. Undici brani che trasformano in musica storie e temi legati all’emigrazione italiana, alle migrazioni contemporanee, alla memoria meridionale, alla guerra e al mito classico.
Il progetto nasce dall’incontro tra Aprile e il duo composto da Concetta De Rosa, in arte Unaderosa, e Antonio Deodati, e viene presentato come un lavoro di «realismo civile», nel quale ricerca etno-elettronica, world music, strumenti della tradizione e arrangiamenti contemporanei si incontrano.
«Ti parlo del Sud, da cui poi è tratto il titolo dell’album, è una delle canzoni di cui ho scritto sia la musica sia il testo», racconta Aprile, spiegando che la collaborazione con i Renanera è nata dopo un concerto sul Gargano. «Avevo composto una canzone utilizzando gli accordi ricavati dalle note delle onde del mare, registrate settant’anni fa da un velista solitario. I Renanera hanno voluto ascoltarla, l’hanno studiata e ne hanno realizzato un arrangiamento. Poi Concetta De Rosa l’ha cantata e il risultato mi è sembrato bellissimo».
Da quel primo brano sono nate altre canzoni e, quasi naturalmente, un progetto pensato «come un lavoro teatrale, un intreccio di parole e musica».
Il titolo, Ti parlo dei Sud, al plurale, sintetizza l’idea di un Mezzogiorno non unico, ma composto da territori, memorie e condizioni differenti. Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Molise diventano il punto di partenza di un viaggio che arriva alle banchine di Ellis Island, alle coste del Mediterraneo e fino a Gaza.
La scaletta si apre con Le sirene di Ellis Island e comprende, tra gli altri, ALKTSM (eielkeytiesem), Ninna nanna a Gaza, La caduta, Il testamento di Abele, Le argille di Castellerce, La voce del mare, Triste storia di amore e morte a Pentidattilo, La foce, La suocera di Diomede e il brano conclusivo Ti parlo del Sud.
«La storia che raccontiamo non riguarda soltanto il Mezzogiorno italiano: si estende ovunque esista un Sud», dice Aprile. «E mi chiedo: se non è un Sud quello in cui vivono i bambini di Gaza, che cosa lo è?».
Tra le storie raccontate nell’album c’è anche quella di una migrante vittima di violenza e separata dal figlio, una vicenda che lo scrittore dice di avere custodito per circa trent’anni.
Dal passato al futuro. Il secondo versante del lavoro di Aprile è il saggio La fine dell’uomo sapiens. Come le macchine si stanno mangiando il futuro, 208 pagine pubblicate da Piemme, nel quale l’autore si interroga sull’accelerazione tecnologica e sul ruolo dell’intelligenza artificiale.
Il percorso parte dalla storia dell’evoluzione umana e attraversa la caccia, l’agricoltura, la rivoluzione industriale e l’era informatica, seguendo cicli di trasformazione diventati progressivamente più rapidi. Al centro, una domanda: quale sarà il limite dell’evoluzione tecnologica e quale ruolo resterà all’uomo?
Nel libro trova spazio anche una vecchia intervista realizzata da Aprile a Konrad Lorenz, premio Nobel e padre dell’etologia.
«Nell’evoluzione dell’umanità abbiamo assistito a una progressiva accelerazione della civiltà, con passaggi sempre più rapidi da una civiltà all’altra. Ora c’è l’intelligenza artificiale, che può accelerare ulteriormente questo processo», spiega Aprile. Nel saggio vengono analizzate anche le previsioni degli esperti, tra chi ipotizza la necessità di collegare i cervelli alle macchine e chi, al contrario, ridimensiona le capacità dell’intelligenza artificiale.
«Dove sia la verità lo scopriremo vivendo», conclude lo scrittore.












