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16 Aprile 2026
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Pisciotta, circonvenzione di incapace: confermata in appello la condanna a due coniugi

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Pisciotta, circonvenzione di incapace: confermata in appello la condanna a due coniugi

La Corte d’appello di Salerno ha confermato la condanna a tre anni di reclusione nei confronti di una coppia di coniugi di Pisciotta accusati di circonvenzione di persona incapace. La decisione, pronunciata nel tardo pomeriggio di ieri, conferma la sentenza emessa in primo grado dal tribunale di Vallo della Lucania al termine del processo celebrato nel 2024.

Al centro della vicenda la posizione di C.V., cinquantenne all’epoca dei fatti, affetto da un ritardo cognitivo. L’uomo per diversi anni aveva collaborato gratuitamente nel negozio di ortofrutta gestito dalla coppia nel piccolo centro del Cilento.

Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 la titolare dell’attività, sfruttando l’infatuazione che l’uomo nutriva nei suoi confronti e approfittando della sua condizione di fragilità, lo avrebbe convinto a consegnarle in più occasioni somme di denaro per un totale di circa 23mila euro. Il denaro era custodito nella cassaforte dell’abitazione familiare della vittima, dove la madre anziana lo teneva conservato.

La vicenda emerse quando i fratelli di C.V., accorgendosi dell’ammanco, chiesero spiegazioni. Fu lo stesso uomo a raccontare che quelle somme erano state consegnate alla donna, alla quale si era legato sentimentalmente.

Dalla denuncia scaturirono le indagini che portarono a perquisizioni e al successivo processo. Decisiva, nel dibattimento di primo grado, fu la deposizione della persona offesa, ritenuta attendibile dai giudici.

Il procedimento in appello si è concentrato soprattutto sulla presunta incapacità a testimoniare della vittima. Un’eccezione respinta dalla Corte, che ha ritenuto pienamente valida la capacità rievocativa dell’uomo nonostante la patologia. Secondo i giudici, le persone affette da ritardo cognitivo possono avere limitazioni nella sfera critica ma mantengono una memoria fedele degli eventi e difficilmente costruiscono una menzogna coerente, elemento che ne rafforza l’attendibilità.

Con la sentenza di secondo grado è stata quindi confermata la pena di tre anni di reclusione per entrambi gli imputati. Disposto anche l’obbligo di restituzione delle somme sottratte e il risarcimento integrale dei danni in favore della vittima e dei suoi familiari, costituitisi parte civile e assistiti dagli avvocati Giovanni Marsicano e Vincenzo Speranza. I coniugi erano difesi dagli avvocati Franco Maldonato e Angelo Segreto.

Si chiude così una vicenda giudiziaria che, secondo l’accusa accolta dai giudici, si colloca tra la circonvenzione di incapace e una forma di raggiro sentimentale.

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