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11 Marzo 2026
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Reddito di cittadinanza percepito ai domiciliari: condanna definitiva per 40enne

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Reddito di cittadinanza percepito ai domiciliari: condanna definitiva per 40enne

Condanna definitiva per la percezione indebita del reddito di cittadinanza

La Cassazione ha pronunciato una condanna definitiva a 1 anno e 4 mesi di reclusione nei confronti di una donna di 40 anni, residente a Scafati ma originaria di Pompei. La sentenza si riferisce all’accusa di indebita percezione del Reddito di cittadinanza. Secondo quanto emerso dall’inchiesta e confermato in tutti i gradi di giudizio, la donna avrebbe continuato a incassare il beneficio statale pur trovandosi agli arresti domiciliari, omettendo tale informazione fondamentale nella sua autodichiarazione.

Il periodo sotto esame, per il quale la 40enne avrebbe percepito diverse migliaia di euro in modo irregolare, va dall’ottobre del 2020 al luglio del 2021. L’accusa principale, sostenuta dalla procura, verte sull’indebita percezione legata al sussidio economico, un reato che si configura quando vengono forniti dati non veritieri o omesse informazioni essenziali per l’ottenimento o il mantenimento di un beneficio statale.

L’iter giudiziario e l’omissione del “dato essenziale”

La vicenda giudiziaria ha attraversato tutti i gradi di giudizio, culminando nella sentenza della Suprema Corte. La donna era stata inizialmente condannata in primo grado, e tale sentenza era stata successivamente confermata dalla Corte d’appello di Salerno. La difesa aveva presentato ricorso alla Cassazione, richiedendo una rivalutazione delle fonti probatorie. Tuttavia, i giudici della Suprema Corte hanno pienamente condiviso la linea delle due precedenti sentenze, confermando la condanna.

Il punto cruciale che ha portato alla condanna definitiva è stata l’omissione da parte dell’imputata di un “dato essenziale” all’ente erogatore. Si trattava della sua condizione di persona sottoposta ad arresti domiciliari, misura cui era stata vincolata a partire dal 15 settembre 2020. Questa informazione è stata ritenuta determinante, poiché la normativa vigente relativa al Reddito di cittadinanza prevede esplicitamente che le misure cautelari di tale natura comportino l’immediata sospensione del beneficio o il rigetto della richiesta. La mancata comunicazione di tale status ha costituito la base per l’accusa di indebita percezione.

Il contesto dell’arresto: un’inchiesta sullo spaccio

La misura cautelare che aveva coinvolto la donna non era un evento isolato. La 40enne rientrava infatti tra le circa trenta persone raggiunte, nello stesso anno, da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Salerno. Tale provvedimento era scaturito da un’ampia inchiesta focalizzata sugli affari illeciti di un vasto giro di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il traffico di droga, oggetto delle indagini, aveva radici e ramificazioni significative, estendendosi da Scafati all’intero comprensorio dell’Agro nocerino e raggiungendo anche diverse zone del napoletano. È in questo contesto di gravi indagini penali che la donna ha omesso di dichiarare il suo status di persona sottoposta a misura cautelare, mentre compilava l’autodichiarazione necessaria per continuare a percepire il beneficio statale. La condanna definitiva sottolinea la rigorosa applicazione della legge in presenza di omissioni considerate fondamentali per l’ottenimento di sussidi pubblici.

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