La sostenibilità ambientale torna a essere una preoccupazione sempre più presente nelle scelte dei consumatori italiani, ma è soprattutto il legame tra ambiente e salute a modificare concretamente le abitudini di acquisto. È quanto emerge dalla quarta edizione della Visionary CEO Guide to Sustainability 2026 di Bain & Company, indagine condotta su oltre 7.000 consumatori in cinque Paesi, tra cui più di 1.500 italiani.
Per la prima volta negli ultimi tre anni, in Italia cresce il livello di attenzione verso la sostenibilità: l’85% dei consumatori dichiara di essere preoccupato per le condizioni dell’ambiente, contro l’81% rilevato lo scorso anno. Un dato che evidenzia una sensibilità tornata a crescere dopo un periodo di relativa stabilità.
La maggiore attenzione non rimane però soltanto sul piano delle intenzioni. Il 76% degli italiani afferma di aver modificato ciò che mette nel carrello scegliendo prodotti ritenuti più salutari e sostenibili. Una tendenza che mette in relazione sempre più stretta le scelte alimentari, la tutela dell’ambiente e la prevenzione dei possibili rischi per la salute.
A preoccupare maggiormente sono soprattutto gli effetti concreti dei cambiamenti climatici. Gli eventi meteorologici estremi rappresentano la principale fonte di preoccupazione per quasi un italiano su due, mentre il 20% indica il peggioramento della qualità dell’aria come una delle principali criticità ambientali.
La sensibilità varia anche in base all’età. La Generazione Z è quella che registra il livello di preoccupazione più elevato, con il 92% degli intervistati, ma l’attenzione rimane alta anche tra i Boomer, all’85%. Il tema della sostenibilità, dunque, attraversa generazioni differenti, anche se con motivazioni e modalità di comportamento che possono cambiare.
PFAS, BPA e microplastiche: la salute entra nel carrello
Uno degli elementi più significativi emersi dalla ricerca riguarda la crescente attenzione verso le sostanze che possono entrare in contatto con gli alimenti o essere presenti nei prodotti di consumo. Il 76% degli italiani dichiara di aver cambiato le proprie scelte di acquisto per timore di PFAS, BPA o microplastiche, quattro punti percentuali in più rispetto alla media globale, che si attesta al 72%.
Il dato mostra come la sostenibilità venga percepita sempre meno come un concetto esclusivamente legato alla tutela dell’ambiente e sempre più come una questione direttamente connessa al benessere individuale.
«La preoccupazione per la salute sta diventando un driver sempre più concreto delle scelte di consumo», spiega Matteo Capellini, Partner e recentemente nominato responsabile globale della Sustainability Value Creation Solution di Bain & Company. «La sostenibilità entra nel carrello soprattutto quando viene associata a benefici per la salute».
Per i consumatori, quindi, scegliere un prodotto percepito come più sostenibile può significare anche cercare una maggiore attenzione alla propria salute: dalla composizione degli alimenti alla tipologia di imballaggi, fino alla presenza di sostanze considerate indesiderate.
Il risultato è un cambiamento nel modo di interpretare le scelte quotidiane. Alimentazione, salute e sostenibilità finiscono sempre più per occupare lo stesso spazio nelle decisioni di acquisto, con il consumatore chiamato a valutare non soltanto il prezzo e la qualità di un prodotto, ma anche il suo impatto sull’ambiente e le possibili conseguenze sul benessere personale.












