Il 25 agosto 2026, alle ore 21:00, nella Piazzetta della Chiesa di San Pietro a Fornelli, frazione del Comune di Montecorice, andrà in scena “Scarafone. ’Na storia cilentana”, commedia popolare cilentana liberamente ispirata ai versi della canzone “Scarafone” di Aniello De Vita.
A partire dal nucleo poetico della canzone, Antonio Severino, antropologo culturale dell’Università degli Studi di Salerno e tecnico ricercatore del Laboratorio di Antropologia Culturale “Annabella Rossi” del DiSPaC, costruisce un racconto teatrale che non vuole essere una ricostruzione storica purista, ma una riflessione scenica sul Cilento agricolo, sulle vite dei contadini del Sud, sulle loro fatiche, sulle dipendenze, sulle paure, sulle passioni e sulle forme silenziose di dignità e resistenza.
La storia ruota intorno a Scarafone, capraro povero e marginale, figura comica e insieme profondamente umana, attraverso la quale emergono il contrasto tra l’Alto e il Basso, tra Palazzo e piazza, tra potere e fame, tra obbedienza e possibilità del rifiuto.
L’opera prende le distanze da quelle immagini da cartolina che spesso trasformano il passato contadino in un mondo semplice, felice e pacificato. Quel passato, che oggi può apparirci desiderabile solo perché contrapposto alla frenesia del presente, era invece attraversato da timori, inquietudini, disuguaglianze e dure condizioni di vita. “Scarafone” prova a restituire proprio questa complessità: non il rimpianto ingenuo di un tempo perduto, ma la memoria viva di esistenze concrete.
Anche lo spazio scenico segue questa scelta. I fatti messi in scena si calano dentro un luogo reale del paese, sfruttandone irregolarità, linee imprecise, dislivelli e prospettive non pensate per il teatro. La piazza non diventa un fondale perfetto, ma la scena naturale di ogni esistenza: uno spazio vivo, imperfetto, attraversato da quella continua imprecisione dell’essere che rende unici i luoghi, le comunità e le persone.
Tra dialetto, musica, ironia popolare e tensione drammatica, “Scarafone. ’Na storia cilentana” vuole essere più di una rappresentazione: un’occasione per interrogare il territorio, riattivare memorie condivise e guardare al passato non come a una cartolina immobile, ma come a una domanda ancora aperta sul presente.












