Il Ministero: coperta la quasi totalità delle supplenze. Valditara: “Si parte con tutti i prof in cattedra”. I sindacati contestano i numeri e chiedono più stabilizzazioni
Sono 37.430 i docenti immessi in ruolo per l’anno scolastico 2026/2027. Il dato è stato comunicato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito alla vigilia dell’avvio del nuovo anno scolastico e rappresenta un aumento rispetto alle 29.685 immissioni in ruolo effettuate alla stessa data dell’anno precedente.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sottolineato che l’anno scolastico parte con i docenti in cattedra. Secondo il Ministero, è stata coperta la quasi totalità delle supplenze, per un totale di circa 118mila posti. Sono inoltre stati confermati, su richiesta delle famiglie, 55.814 supplenti sul sostegno, quasi 10mila in più rispetto all’anno scolastico 2025/2026.
Le altre assunzioni
Il piano del Ministero riguarda anche il personale dirigente e amministrativo. Sono stati immessi in ruolo 342 dirigenti scolastici, mentre sono in fase di conclusione le procedure per l’assunzione di 12.284 unità di personale ATA, cioè il personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle scuole.
Il quadro è quindi quello di un sistema scolastico che prova a ridurre il ricorso al personale precario, ma che continua a utilizzare un numero significativo di supplenti per garantire la copertura delle cattedre.
I sindacati: “Il precariato resta”
La lettura dei sindacati è però molto diversa da quella del Ministero. La Flc Cgil sostiene che il sistema scolastico continui a dipendere da un numero molto elevato di lavoratori precari e parla di oltre 200mila precari tra docenti e personale ATA. Anche la Uil Scuola sottolinea che il ricorso a circa 118mila supplenze dimostra quanto il precariato rimanga centrale nel funzionamento della scuola.
Un altro elemento evidenziato dai sindacati riguarda il rapporto tra posti autorizzati e assunzioni effettivamente realizzate. Per il 2026/2027 erano state autorizzate 46.642 assunzioni di docenti, ma quelle effettivamente effettuate entro l’avvio dell’anno scolastico sono state 37.430. Secondo la Uil Scuola, la differenza mostra le difficoltà ancora presenti nelle procedure di reclutamento.
Il nodo della continuità didattica
Il problema non riguarda soltanto il numero complessivo degli insegnanti, ma anche la possibilità per gli studenti di avere continuità nel percorso scolastico. Il frequente ricorso a supplenti può comportare cambiamenti di docente nel corso degli anni e, in alcuni casi, anche durante lo stesso anno scolastico.
Per il Ministero, l’aumento delle immissioni in ruolo rappresenta un passo avanti nella stabilizzazione del personale. Per i sindacati, invece, i numeri delle supplenze dimostrano che il problema non è ancora risolto.
La questione del reclutamento rimane quindi uno dei principali nodi della scuola italiana: da una parte l’aumento delle assunzioni, dall’altra un sistema che continua a fare affidamento su un numero consistente di contratti a tempo determinato.












