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Gli italiani premiano l’agriturismo campano

di Maria Antonia Coppola

La crisi che ha colpito le tasche dei vacanzieri, ha reso un favore all’economia turistica italiana. Le mete estere solitamente preferite da buona parte degli italiani, sono state sostituite e veicolate sopratutto verso il settore agrituristico. La Campania seconda nella preferenza di italiani e stranieri in campo nazionale. Cambia il mercato dell’agriturismo, le scelte dei villeggianti italiani e stranieri si orientano verso mete "non tradizionali", restano però purtroppo basse le presenze straniere, confermando i bassi livelli di preferenza del 2008 (sesto per gli inglesi, nono per i francesi, dodicesimo per i tedeschi). La ripresa si deve soprattutto al ritorno degli ospiti italiani.
Torna a sorridere la Campania, passata nelle preferenze di italiani e stranieri dal quinto posto della scorsa estate, quando mordeva l’emergenza rifiuti, al secondo posto. La regina resta la Toscana, che deve però fare i conti con la crisi. A evidenziarlo è uno studio di Agriturist sulle ricerche compiute tramite il portale Internet dell’Associazione agrituristica di Confagricoltura durante il mese di agosto 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008. Gli stranieri continuano però a latitare in regione, confermando i bassi livelli di preferenza del 2008 (la regione è sesta per gli inglesi, nona per i francesi e dodicesima per i tedeschi). La ripresa si deve soprattutto al ritorno degli ospiti italiani. Ad essere stata svantaggiata una regione di luoghi "storici" come la Toscana. Anche la regione del Chianti, infatti, regina incontrastata dell’agriturismo in Italia, deve fare i conti con la crisi. A evidenziarlo è uno studio di Agriturist sulle ricerche compiute, da italiani e stranieri, tramite il portale Internet dell’Associazione agrituristica di Confagricoltura durante il mese di agosto 2009, a confronto con agosto 2008. Malgrado la buona tenuta della Maremma e in generale della domanda interna, la Toscana lascia sul campo un 12 per cento di contatti, con punte di meno 25 per cento per i francesi e meno 15 per cento per inglesi e tedeschi.

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