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I precari non riceveranno la pensione. L’Inps nasconde la verità per evitare rivolte.

di Redazione

Questo articolo, precedentemente pubblicato a firma di un nostro redattore è frutto del lavoro di un giornalista, Mazzetta. Per dovere di chiarezza e per ristabilire il merito dell’autore facciamo verità sull’accaduto. Il servizio è stato prodotto da Mazzetta (consultabile al link allegato in home page) poi è transitato sul web attraverso Faceebok. E’ stato segnalato ad un nostro redattore da un amico, presente sul profilo facebook del nostro cronista. Il nostro redattore ha preo integralmente la maggior parte del testo dell’articolo pubblicato su facebook, arricchendolo di altri particolari da questi raccolti. Sulla parte frutto del lavoro di altri, non è stato riportato, per nostro errore, la fonte e il nome dell’autore. Chiediamo pubblicamente scusa al nostro collega. Queste questioni ci interessano particolarmente perchè numerose volte è capitato agli autori dei nostri servizi essere copiati su altre testate senza citare la fonte, provocando la nostra reazione diretta a chiedere rettifica e chiarezza. Pertanto onestà professionale vuole che quando capita a noi di ricorrere nello stesso errore (nonostante la buona fede, ma con evidente nostra responsabilità) va ristabilita la verità. L’articolo viene riproposto di seguito.

La redazione

I precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l’INPS gli “imprenditori di loro stessi” creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché L’INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.

E tanto per fare un pò di storia, andando indietro alle previsioni di bilancio del 2009, si leggeva che, nonostante la grave recessione, l’Istituto nazionale della previdenza sociale avrebbe guadagnato 5,9 miliardi di euro, il doppio di quanto messo a budget meno di 9 mesi prima.

Il risultato può sorprendere chi ritiene la previdenza pubblica soltanto un carrozzone inefficiente, meno chi ha presente l’apporto degli immigrati, il graduale recupero dell’evasione contributiva e l’aumento dei contributi che, nel 2009, ha riguardato i datori di lavoro agricoli e i precari, il cui costo va ormai per un quarto alla gestione separata Inps. In realtà, il fondo che maggiormente contribuisce ai conti dell’Inps è quello dei precari o, come si dice in gergo, dei parasubordinati: essendo nuovo, incassa e non spende. Nel 2008 il suo utile è stato di 8,2 miliardi. Chi conta invece sulla solidarietà sono soprattutto coltivatori diretti (meno 5 miliardi) e artigiani (meno 3,7 miliardi). E, curiosamente, il fondo del clero (14.600 pensioni destinate ai ministri del culto cattolici, ma anche a quelli delle altre religioni) va in rosso per 115 milioni non certo per l’entità del trattamento ma per l’insufficienza della contribuzione.

I contributi, versati da questi lavoratori atipici, quindi, servono a pagare chi la pensione ce l’ha garantita. Se i vari collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto, co.co.co., iscritti alla gestione separata Inps, cioè i parasubordinati, venissero a conoscenza della verità, potrebbero arrabbiarsi sul serio. E la verità è che col sistema contributivo, i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti spesso non arrivano alla pensione minima. Il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. Perché l’Inps debba nascondere questa verità pare evidente: per evitare la rivolta.

L’unico sistema che l’INPS ha trovato per affrontare l’amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.

Non si può non notare come anche la politica taccia su questo scandalo, ma non ci si potrebbe attendere altrimenti, perché a determinare questo scandalo hanno contribuito tutti i partiti attualmente rappresentati in parlamento, nessuno escluso.

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