Sarà Il Presidente, il monologo di Davide Carnevali interpretato da Filippo Nigro e diretto da Fabrizio Arcuri e dallo stesso attore, ad aprire la nuova stagione di prosa del Teatro Pier Paolo Pasolini di Salerno. In scena martedì 3 novembre alle 20 e mercoledì 4 novembre alle 18, lo spettacolo racconta la confessione di un ex capo di Stato alle prese con il bilancio della propria esperienza pubblica e privata. Tra ironia e provocazione, il testo affronta i temi del potere, delle responsabilità e delle conseguenze delle scelte politiche, trasformando la vicenda personale del protagonista in una riflessione sul rapporto tra cittadini, istituzioni e democrazia.
D: Qual è stato il primo aspetto di quest’uomo a colpirla?
R: La potenzialità di questo testo, che si rivolge direttamente al pubblico. Mi ha interessato molto questo doppio livello che caratterizza l’uomo, sospeso tra il politico e l’attore. Uno spunto che richiama ciò che vediamo tutti i giorni in televisione: politici che, in realtà, stanno recitando un ruolo, chi molto bene, chi molto male. A questo doppio livello, tra attore e politico, si aggiunge il tema della confessione: quest’uomo confessa al pubblico, ma al tempo stesso gli rinfaccia anche le proprie responsabilità. Il testo diventa così, a tratti, pungente e persino fastidioso, attraverso un continuo rimprovero e una chiamata in causa del pubblico: quello che si è astenuto, che non ha partecipato, che sapeva, ma ha comunque sfruttato determinate situazioni. Perché a volte alcune cose ci fanno comodo, altre meno, e alcune decisioni vengono accettate proprio in base alla convenienza. Il testo gioca molto su questa retorica. Inoltre, il fatto che l’argomento fosse la politica mi divertiva e mi coinvolgeva, così come l’idea della confessione: un uomo che si mette davanti al pubblico e racconta tutto ciò che ha fatto.
D: Condivide la regia con Fabrizio Arcuri, oltre a essere l’unico interprete in scena. Come cambia il lavoro di un attore quando partecipa anche alla costruzione della regia?
R: Non è nata come per dire: «Adesso mi dedico alla regia». Questo lo specifico sempre, anche se è piacevole e del tutto normale, considerando che è qualcosa che mi piace. In questo caso, però, si tratta di un testo che avevo trovato e che avevo proposto a Fabrizio. Da lì è nata quasi naturalmente. Ci troviamo di fronte a una regia che prende forma e si sviluppa di volta in volta. C’è un disegno, ma ci sono anche dinamiche per cui la regia si costruisce sera dopo sera, spettacolo dopo spettacolo, a seconda di ciò che accade durante la rappresentazione. Anche grazie alle aperture del testo di Davide Carnevali. È stata, quindi, una regia naturale, quasi automatica. Ma è anche qualcosa che, con Fabrizio, accade sempre più spesso nel nostro modo di approcciarci a un progetto: abbiamo gusti simili e poi lavoriamo insieme alla sua realizzazione.
D: Progetti in corso e futuri?
R: Il 29 ottobre è uscita su Netflix “Noi un po’ meglio”, la commedia di Daniele Luchetti con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, nella quale ho interpretato una parte. Poi ci sarà un’altra uscita prevista sempre su Netflix. Nel frattempo, stiamo lavorando a un nuovo testo, a un altro monologo per il teatro, anche se abbiamo ancora tutta la tournée con Il Presidente da portare avanti.







