Una ciotola da riempire al mattino, una passeggiata da fare anche quando non si avrebbe voglia di uscire, un gatto che aspetta sul divano o si accoccola accanto alla poltrona. Nella vita di molte persone anziane, un animale domestico può diventare molto più di una presenza in casa: un compagno della quotidianità, capace di scandire le giornate e creare occasioni di relazione.
Nel territorio del Cilento, dove piccoli centri e aree rurali conservano ancora una forte dimensione comunitaria, il rapporto tra anziani e animali assume caratteristiche particolari. Cani e gatti sono spesso presenti nelle abitazioni, nei cortili e nelle campagne e, in alcuni casi, accompagnano le persone per molti anni, diventando parte della storia familiare.
Non esistono, tuttavia, dati che consentano di affermare quanti anziani del territorio vivano con un animale domestico. E anche a livello nazionale il rapporto non è così semplice come potrebbe sembrare.
Secondo l’Istat, nel 2024 oltre 10 milioni di famiglie italiane, pari al 37,7% del totale, ospitavano almeno un animale domestico. Complessivamente sono stati stimati circa 25,5 milioni di animali domestici. Cani e gatti sono i più diffusi: almeno uno dei due è presente nel 33,9% delle famiglie.
Ma tra le persone sole di 65 anni e più la percentuale scende al 22,7%, la più bassa tra le tipologie familiari considerate dall’Istat. Il dato suggerisce quindi una realtà meno scontata: proprio nella fascia della popolazione nella quale la compagnia potrebbe apparire più importante, gli animali domestici sono relativamente meno presenti.
Una presenza che dà ritmo alle giornate
Per comprendere il valore di un animale nella vita di una persona anziana bisogna allora andare oltre i numeri.
C’è il cane che aspetta il padrone davanti alla porta e che ogni giorno diventa una ragione per uscire. C’è il gatto che, soprattutto nelle persone che vivono sole, può rappresentare una presenza costante all’interno dell’abitazione. Ci sono gli animali accuditi da anni, quelli arrivati dopo la perdita del coniuge o quelli adottati proprio perché una casa diventata improvvisamente silenziosa aveva bisogno di tornare a vivere.
Il beneficio non deve però essere raccontato come una sorta di “terapia automatica”. Avere un animale comporta responsabilità, costi, cure veterinarie e, nel caso di un cane, la necessità di occuparsi quotidianamente delle passeggiate e delle esigenze dell’animale.
Ma proprio queste responsabilità possono contribuire a mantenere una routine.
La passeggiata può trasformarsi in un incontro con i vicini, una sosta al bar, una conversazione con altri proprietari. Un animale può quindi diventare anche un elemento di connessione con l’esterno.
La solitudine è una questione sociale
L’Organizzazione mondiale della sanità considera solitudine e isolamento sociale questioni rilevanti per la salute e il benessere delle persone anziane. L’isolamento sociale riguarda la mancanza oggettiva di relazioni e interazioni sufficienti, mentre la solitudine è una condizione soggettiva, legata alla distanza tra le relazioni che una persona desidera e quelle che effettivamente ha.
Secondo l’Oms, circa una persona anziana su quattro è socialmente isolata e circa una su dieci sperimenta solitudine. L’organizzazione evidenzia inoltre che isolamento e solitudine possono avere conseguenze importanti sulla salute fisica e mentale e sulla qualità della vita.
È in questo contesto che la presenza di un animale può assumere un significato particolare, ma senza diventare un sostituto delle relazioni umane.
Un cane o un gatto può offrire compagnia, affetto e una routine quotidiana. Non può però sostituire una rete familiare, gli amici, i vicini, i servizi sociali o l’assistenza sanitaria quando necessaria.
Nei piccoli paesi anche un animale può creare comunità
Nei borghi la relazione tra uomo e animale può avere inoltre una dimensione collettiva.
Il cane portato al guinzaglio diventa spesso un’occasione per fermarsi a parlare. Chi accudisce una colonia felina conosce altre persone del paese. Un anziano che esce ogni mattina con il proprio cane può diventare una presenza riconoscibile per l’intera comunità.
Sono piccole relazioni quotidiane che, sommate, possono contribuire a contrastare quella progressiva perdita di contatti sociali che può accompagnare l’invecchiamento.
Non è dunque soltanto l’animale a fare compagnia alla persona. In alcuni casi è proprio l’animale a favorire il ritorno della persona all’interno di una rete di relazioni.
Adottare sì, ma con responsabilità
C’è però un aspetto da non trascurare. La scelta di accogliere un animale in casa deve tenere conto dell’età e delle condizioni della persona, delle sue possibilità economiche, della mobilità, della presenza di familiari o di una rete di supporto e, soprattutto, della prospettiva futura.
Un cane può vivere molti anni e richiedere impegno quotidiano. Un gatto può avere esigenze diverse ma necessita anch’esso di alimentazione, cure veterinarie e attenzioni.
Per una persona anziana che vive sola, prima di adottare può essere quindi utile valutare anche cosa accadrebbe all’animale in caso di ricovero, difficoltà motorie o impossibilità temporanea di occuparsene.
La responsabilità, in questo senso, è doppia: verso la persona e verso l’animale.












