“Fare sanità vuol dire cura della persona, non si può prescindere da questo”. È uno dei passaggi sottolineati da Rosy Bindi ieri sera a Sapri, dove l’ex ministra della Sanità ha presentato il suo libro Una sanità uguale per tutti. Perché la salute è un diritto, edito da Solferino. Al centro dell’incontro il futuro del Servizio sanitario nazionale, il diritto alla salute e la necessità di garantire cure e servizi senza disuguaglianze territoriali.
Bindi ha affrontato il tema della sanità partendo dalla necessità di mettere in relazione tre diverse competenze. “La politica deve dare scelte di visione, deve decidere quale modello vuole seguire”, ha spiegato, sottolineando che alla politica spetta “programmare e fare scelte che siano eque”. La domanda di salute, ha aggiunto, deve essere “appropriata all’offerta”.
Poi il ruolo dei professionisti. “Spetta ai professionisti fare i professionisti”, ha detto Bindi, ricordando che “non si fa sanità senza medici, biotecnologi, esperti di intelligenza artificiale, infermieri”. Una pluralità di competenze che, secondo l’ex ministra, devono essere “armonizzate tra loro”.
Il terzo elemento è la capacità manageriale. “Senza una capacità manageriale, cioè di combinare fattori e settori, non si governa”, ha affermato Bindi, indicando nell’integrazione tra competenze e settori uno degli elementi necessari per il buon funzionamento del sistema sanitario.
Il confronto si è svolto al Cine-Teatro Ferrari di Sapri, in dialogo con l’avvocato Franco Maldonato. Ad aprire l’iniziativa sono stati i saluti del sindaco di Sapri, Antonio Gentile. L’appuntamento è stato promosso nell’ambito delle attività della Città di Sapri – Assessorato al Turismo, Spettacolo e Cultura, in collaborazione con il Cine-Teatro Ferrari e Gruppo Eventi.
Il libro di Bindi, Una sanità uguale per tutti. Perché la salute è un diritto, affronta i principali nodi del Servizio sanitario nazionale, dal finanziamento alle disuguaglianze territoriali, dal rapporto tra pubblico e privato alla carenza di personale e alla necessità di rafforzare i servizi sul territorio. Il filo conduttore è la difesa della salute come diritto fondamentale e non come bene legato alle possibilità economiche o al luogo di residenza.












