Chiede che la situazione della figlia quindicenne venga riesaminata dalle autorità competenti e che ogni decisione tenga conto delle condizioni, delle necessità e della volontà della ragazza. È l’appello di una madre residente a Marina di Camerota, di nome Diana, originaria della Polonia.
«Mia figlia ha 15 anni, è una ragazza con disabilità ed è affetta da patologie neuropsichiatriche», racconta la donna. «Nonostante le sue condizioni, è capace di intendere e di volere. Per questo chiedo che venga ascoltata e che la sua volontà sia tenuta nella dovuta considerazione».
La quindicenne, secondo la testimonianza della madre, si trova attualmente in una comunità. La donna sostiene di essere l’unica destinataria di un provvedimento di divieto di avvicinamento: «L’ingiunzione riguarda soltanto me. Mi è stato spiegato che, se mi avvicinassi a mia figlia, rischierei anche l’arresto. Ho la sensazione che tutta l’attenzione venga concentrata sulla mia persona e temo che possa pesare anche il fatto che io sia di origine polacca».
La madre riferisce poi un episodio che sarebbe avvenuto il primo settembre. «Mia figlia è stata trasportata in ambulanza all’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno, dove, secondo quanto mi è stato comunicato, le è stato diagnosticato un forte attacco d’ansia. Io ho raggiunto l’ospedale e sono rimasta da sola con lei durante la notte».
Secondo il racconto della donna, la mattina successiva nessun operatore sarebbe andato a prendere la ragazza. «Mi è stato chiesto se potessi riaccompagnarla personalmente nella struttura e io l’ho fatto. Per questo faccio ancora più fatica a comprendere la situazione: da una parte c’è un divieto che mi impedirebbe di avvicinarmi a mia figlia, dall’altra mi sarebbe stato consentito di restare con lei in ospedale e di accompagnarla nuovamente in comunità».
La madre precisa di non voler formulare accuse: «Non chiedo di giudicare nessuno né di stabilire pubblicamente chi abbia ragione. Chiedo soltanto che il nostro caso venga ascoltato e approfondito nelle sedi competenti, verificando se il percorso intrapreso risponda davvero alle necessità di mia figlia. Prima di ogni altra cosa devono venire la sua salute e il suo benessere».
Le circostanze riportate rappresentano la versione fornita dalla madre e, al momento, non risultano verificate attraverso la consultazione degli atti sanitari e giudiziari né sottoposte al confronto con la comunità e con gli altri enti coinvolti. Ulteriori dettagli vengono omessi per tutelare la riservatezza e la dignità della minorenne.












