Vassallo, fratello sindaco ucciso: «Almeno 3 sanno cosa è successo»

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Dario Vassallo

E’ una storia che ha cambiato per sempre il Cilento. L’omicidio di Angelo Vassallo è una cicatrice sul volto pulito della legalità. Ma anche una macchia indelebile sulla giustizia. Giustizia locale, certo, ma anche nazionale. Un sindaco è stato assassinato mentre rientrava a casa. Di notte. Quasi nove anni dopo nessuno conosce il mandante. Nessuno conosce l’esecutore. Non sappiamo se ci sono stati complici. Il piano o il motivo per il quale Angelo è stato crivellato da diversi colpi di pistola. «Conosceva chi ha messo fine alla sua esistenza» hanno da subito affermato gli inquirenti. Sul delitto aleggiano tesi opposte. E accuse. Si punta il dito non solo contro la politica locale o contro qualcuno che sarebbe rimasto zitto. Si guarda con occhio diverso anche gli investigatori, «chi quel giorno doveva tutelare e proteggere il luogo del delitto e le prove». Prove che, sempre secondo parte dell’opinione pubblica, sarebbero state «inquinate». Volontariamente oppure no, questo nessuno lo sa. O meglio, nessuno si pronuncia.

Fatto sta che la famiglia di Angelo non ha mai smesso di lottare. Nonostante gli ostacoli. Nonostante il dolore. Nonostante Pollica avesse perso il suo sindaco-pescatore, colui che dall’ultimo piano del Municipio ha trasformato quel pezzo di Cilento nella splendida località turistica che è oggi. Dario e Massimo, fratelli di Angelo, hanno messo in piedi la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore. Portano in giro per il mondo il nome di Angelo e raccontano a tutti la sua storia.

Abbiamo raggiunto Dario Vassallo per una intervista.

Dario, il 2019 potrebbe essere l’anno di svolta per le indagini sull’omicidio di Angelo?

Il  2019 potrebbe essere l’anno della svolta e a me sembra che ci sia la volontà investigativa ed istituzionale di chiudere il cerchio attorno a chi ha ucciso Angelo. 

In un primo momento la procura aveva fermato la lente di ingrandimento su personaggi locali, poi su Humberto Damiani e ora sul carabiniere Lazzaro Cioffi. Angelo conosceva queste persone?

Penso che Angelo indirettamente conoscesse queste persone, sicuramente conosceva benissimo le persone del posto che questi personaggi frequentavano e che ancora anche oggi continuano a spacciarsi per “amici di Angelo”. Tempo al tempo.

Possibile che nessuno a Pollica è a conoscenza del mandante, dell’esecutore o di qualche dettaglio che condurrebbe gli inquirenti dritti alla verità?

A Pollica – Acciaroli, ci sono almeno 3 persone che sanno quello che è accaduto quella sera e senza sapere sono diventati complici di un assassinio. Sono cose che ripeto da anni e in ogni angolo di questo Paese.

Cosa ha fatto in questi anni la politica locale. Cioè, in che modo ha contribuito alle indagini? 

La politica locale non ha fatto nulla, anzi negli anni ha fatto solo danni, fare festa il 5 settembre è stato veramente vergognoso e chi giustifica le sagre, la musica, le feste fatte nella stessa sera che ricorre l’uccisione del Sindaco, dello Stato, dovrebbe essere preso a pedate. Nel Cilento ho visto fare convegni in ogni luogo e su ogni cosa, ma mai un convegno sulla Legalità, o sul perché sia stato ucciso il Sindaco. Ripeto la politica locale non ha contribuito in nessun modo alla ricerca della verità, e mi riferisco non solo alla politica Cilentana, ma Campana e soprattutto mi riferisco a quegli uomini dello stesso partito di Angelo che ancora oggi si nascondono dietro ad espressioni del tipo “Faccio cosi perché il partito così vuole”. Ma poi il partito chi è? Ma pure questa storia e questi comportamenti sono conosciuti in tutto il Paese.

Angelo ha lasciato un esempio forte, forse anche difficile da seguire da un certo punto di vista. C’è chi nel Cilento onora la sua figura in qualche modo?

I sindaci del Cilento che percorrono la strada di Angelo, con innumerevoli difficoltà, sono Eros Lamaida, Pino Palmieri, Maurizio Tancredi e il già sindaco di Sapri, Giuseppe Del Medico. Poi ci sono 72 sindaci, 113 assessori, 268 consiglieri comunali e 17 segretari di circolo del Pd, per un totale di 470 firmatari che hanno sottoscritto la petizione per la candidatura di Franco Alfieri, affinché venisse candidato dal Pd nelle passate elezioni politiche, e che di colpo costoro hanno:

– Dimenticato due processi “Strade Fantasma” e processo ” Due Torri bis”.

– Hanno dimenticato le denunce fatte dal sindaco di Pollica inerenti queste strade, denunce tutte protocollate e in nostro possesso, indirizzate all’ex Assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Salerno, Franco Alfieri.

Facciamo prima a dire che hanno percorso un’altra strada che non è quella di Angelo.

Ci spieghi un po’ il suo rapporto con Ingroia?

Il mio rapporto con il dott. Ingroia è nato un po’ di tempo fa e per me è strano condividere un progetto di verità e giustizia con chi è stato al fianco dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ogni cosa che io e mio fratello Massimo facciamo, è studiata e anche la scelta del Dott. Ingroia, come difensore non è casuale.

La Fondazione intitolata ad Angelo gira l’Italia per onorare la sua memoria e tramandare i suoi «insegnamenti». Cosa dicono di Angelo quando lei oltrepassa i limiti della Campania?

Fuori dalla Campania hanno capito subito la grandezza di Angelo, non a caso nel 2012 a Finale Ligure hanno intitolato il porto ad Angelo, senza parlare dell’Emilia Romagna, dove sindaci e amministratori del Pd hanno intitolato strade, giardini, parchi a nostro fratello. La sala consiliare del Comune di Sant’ Agata Bolognese, comune prestigioso, lì dove si costruisce la Lamborghini, porta il nome di Angelo. Dico sempre, ed è la verità, che senza questi amministratori, senza l’Emilia Romagna, adesso non saremmo qui a raccontare di Angelo. Non dimentichiamo che Alain Foure, direttore degli studi Politici dell’Università di Grenoble, il 15 settembre 2010 scrisse un articolo dedicato ad Angelo, su Le Monde, dal titolo ” Il Profeta assassinato”.

Cosa manca, adesso, al Cilento, a questa terra, adesso?

A questa terra manca tutto ciò che è l’essenza della politica. La politica è agire e vivere per gli altri, dove gli altri, siamo noi, la gente, il popolo senza distinzione di appartenenza politica, di casta o di religione. Nel Cilento, ma quasi in tutto il Sud, la politica è intesa come “gestione familiare”. Bisognerebbe creare una nuova classe politica e questo avverrà nel giro di 10 anni, perché il populismo di cui tutti parlano è nato dalla politica fatta negli ultimi 10 anni. Una politica che ha piegato la libertà delle coscienze, ha contorto la coscienza politica di milioni di italiani, creando sofferenza e seminando odio. Dopo il populismo si aprirà una nuova fase, non solo per il Cilento ma per l’Italia intera.

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